Sicurezza
Altri soldi a BpVi? «Abbiamo già dato»
La Fondazione CariPrato dà il via libera alla Spa ma il Consiglio si spacca sulla ricapitalizzazione: ora un’azione legale
PRATO. Tre sì e un dubbio. Questo l’esito della riunione del Consiglio di indirizzo della Fondazione Cassa di risparmio di Prato alla vigilia dell’assemblea dei soci della Banca popolare di Vicenza che domani dovrà decidere la trasformazione in società per azioni della banca veneta che nel 2010 ha incorporato CariPrato e che negli ultimi mesi è stata squassata da una tempesta giudiziaria che ne ha messo in dubbio il futuro.
I tre sì erano abbastanza scontati: via libera alla trasformazione della banca in Spa; al conferimento della delega al Cda per aumentare il capitale sociale, con esclusione del diritto di opzione; ok all’ammissione a quotazione delle azioni della banca sul mercato telematico azionario. Sul dubbio invece conviene spendere qualche parola perché le cose sono abbastanza complicate. Il dubbio riguarda la possibile adesione all’aumento di capitale da un miliardo e mezzo di euro. Il paludato comunicato diffuso ieri dalla Fondazione recità così: “Il Consiglio di indirizzo ha inteso esclusivamente tutelare i diritti propri della Fondazione e quelli di tutti gli azionisti e clienti della banca, senza che ciò, al momento, implichi alcuna adesione al prospettato aumento di capitale”.
Dunque la Fondazione ha intenzione di mettere altri soldi, oppure no, nella banca che ha bruciato milioni di euro di centinaia di soci risparmiatori pratesi col deprezzamento delle azioni deciso l’anno scorso? La presidente Fabia Romagnoli risponde palesemente infastidita al telefono, ma di fatto non risponde e rimanda a quanto scritto nel comunicato. Altri membri del Consiglio di indirizzo, chiedendo di rimanere anonimi, raccontano di una spaccatura all’interno del consiglio, tra una minoranza favorevole a partecipare alla ricapitalizzazione e una maggioranza che non ne ha alcuna voglia, e che si dice prevarrà.
Ma c’è di più. La Fondazione ha contattato un avvocato, esperto di diritto bancario, per avviare un’azione legale contro la Popolare di Vicenza, o almeno i suoi vecchi vertici (ora indagati da almeno tre Procure). Un’azione civile, ma forse anche penale, per far valere certe promesse che sarebbero state fatte alla Fondazione prima che la situazione precipitasse. Di cosa si tratta? Dell’impegno, di cui sarebbe rimasta traccia anche in alcune mail, di risarcire la Fondazione per il deprezzamento delle azioni. Impegno che ovviamente non è stato e non sarà mantenuto. «Quando siamo arrivati ci siamo trovati col cerino in mano» riassume un membro del Consiglio di indirizzo. Quelli che la pensano come lui ce l’hanno con l’ex presidente Gianni Zonin, ma anche coi loro predecessori in Fondazione che evidentemente hanno accettato condizioni che non hanno fatto l’interesse della città quando sono arrivati i vicentini.
Di questo si tornerà a parlare in una prossima riunione del Consiglio di indirizzo il 16 marzo, quando le cose saranno più chiare e ci saranno tutti gli elementi per decidere sulla partecipazione alla ricapitalizzazione. I tempi infatti sono stretti: la ricapitalizzazione potrebbe essere fatta entro la fine di aprile e se la Fondazione volesse partecipare dovrebbe chiedere l’autorizzazione al ministero dell’Economia e delle Finanze, che ci mette un mese a rispondere. Ma probabilmente non ci sarà bisogno di chiedere alcun permesso.
Paolo Nencioni
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