Il dolore
«Lucarini, un esempio per i nostri giovani»
Claudio Martini ha ricordato nel salone consiliare la figura e l’opera dell’ex sindaco di Prato
PRATO. Gli hanno dato l'addio come quello che si dà ai grandi della storia di una città. Una pagina di storia lunga e travagliata che l'ex sindaco Alessandro Lucarini - governò la città dal 1985 al 1989 - si è portato sotto terra spengendosi domenica scorsa all'età di ottant'anni. Per riannodare i fili di questo passato che s'intreccia con le sorti del partito Comunista, l'ex sindaco ora senatore Claudio Martini è tornato a Prato, nella città che l'ha visto politicamente crescere. «Erano gli anni '70 e '80, quelli delle trasformazioni economiche e delle conquiste sociali, gli anni delle grandi battaglie civili per l'aborto e il divorzio: Alessandro faceva parte di un collettivo umano e politico che a Prato si misurò con quei rivolgimenti cercando di viverli da protagonista e con integra moralità». La folla radunata in salone consiliare per la cerimonia di commemorazione dell'ex primo cittadino è la fotografia di un trentennio di storia pratese, quella con la "S" maiuscola: davanti alla camera ardente si sono incontrate due, forse anche tre, generazioni allevate a pane e politica nel solco dei valori di quella sinistra che oggi vorrebbe riconoscersi nell'eredità del Pd. E' partendo dal ricordo del sindaco comunista che Martini ha suonato la sveglia ai giovani. «Consiglio loro di rileggere la storia di quegli anni perché possano nutrirsi dei semi di giustizia e moralità che Alessandro bene incarnava. Facciamo in modo che non si disperdano e possano fiorire ancora». Figura di grande educatore, quella di Lucarini. E a Martini, che ha preso la parola subito dopo il sindaco Matteo Biffoni, piace ricordarlo così. Come uno che non ha mai messo i bastoni fra le ruote alle giovani generazioni. «Alessandro era un innovatore, diceva sempre che l'insegnamento rischia di pietrificarsi senza cambiamento. Non è un caso che nello storico congresso di Coiano risultò primo degli eletti».
Maria Lardara
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