Il Tirreno

Prato

Bambini “in prestito” per i permessi

Bambini “in prestito” per i permessi

La testimonianza del capo della squadra mobile al processo per i presunti favori dei poliziotti agli imprenditori cinesi

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Bambini cinesi "presi in prestito" per agevolare le pratiche di ricongiungimento familiare anche quando i minori che figuravano sui permessi di soggiorno in realtà erano ancora in Cina. Anche di questo si è parlato ieri nel corso del processo per i presunti favori fatti ai cinesi da alcuni poliziotti all’epoca in servizio alla Questura di Prato. Tra gli imputati c'è anche l'ex dirigente delle Volanti Fabio Pichierri, ora a Bologna.

Ma i bambini "prestati" avevano a che fare con un'agenzia di pratiche gestita da Jiang Kejian, ora portavoce dell'associazione Città del Cervo Bianco e promotore lo scorso 6 febbraio della manifestazione per la legalità a Chinatown. Anche lui figura tra gli imputati del processo in corso perché avrebbe usufruito del trattamento di favore da parte dell'Ufficio immigrazione della Questura, nel quale lavoravano Michele Passeri e la moglie Daniela Ognibene, imputati nel processo.

Secondo quanto riferito dal dirigente della squadra mobile Francesco Nannucci, che ha condotto le indagini ed è il principale testimone dell'accusa, i poliziotti si sarebbero prestati, in cambio di soldi e favori, a far figurare come presenti bambini che in realtà non c'erano, sostituiti da minori "presi in prestito" da altre famiglie.

Nel corso dell'udienza sono stati ricordati anche altri due episodi. Il primo riguarda una multa fatta da una volante il 17 ottobre 2008 a Dario Carabellese, cui fu contestato di essersi messo al volante mentre telefonava col cellulare. Carabellese avrebbe chiamato l'amico Pichierri e sarebbe riuscito a farsi togliere la multa, ma l'agente che l'aveva elevata ha poi disconosciuto la propria firma sulla successiva annotazione che l'annullava.

Il secondo episodio risale al febbraio del 2009. Una sera un marocchino tempestò di chiamate la centrale operativa della Questura. Era ubriaco e secondo gli accertamenti degli inquirenti fu prelevato dalla sua abitazione e portato in Questura, dove non sono rimaste tracce documentali del suo passaggio. La mattina successiva si presentò al pronto soccorso dell'ospedale con due costole fratturate e quando in Questura arrivò il referto medico, secondo la Procura, rappresentata dal sostituto procuratore Laura Canovai, l'autore del presunto pestaggio ai danni del marocchino, il poliziotto Emanuele Ghimenti, avrebbe concordato col suo dirigente una versione di comodo firmando una denuncia a piede libero per resistenza a carico del marocchino.

Come si vede, si sta parlando di fatti molto lontani nel tempo. Le contestazioni riguardano il periodo a cavallo tra il 2008 e il 2009. Nel marzo del 2010 scattarono otto arresti: quattro poliziotti (Fabio Pichierri, Michele Passeri, Daniela Ognibene ed Emanuele Ghimenti), due carabinieri del Nas (Enrico Ostili e Giuseppe Brucculeri, che hanno patteggiato e sono già usciti dal processo) e due imprenditori cinesi (Dong Bangyun e Ye Zhouwen), cui si aggiunse successivamente Jiang Kejian. Dalla chiusura delle indagini, passò un anno prima che scattassero le ordinanze di custodia, poi un altro anno prima della richiesta di rinvio a giudizio e poi oltre un anno è stato perso quando fu chiesto, e rigettato, il giudizio immediato. Ecco perché si sta ancora parlando di una vicenda che molti faticano a ricordare.

Nel frattempo quasi tutti i poliziotti indagati sono ritornati in servizio, anche se non a Prato. L'unico a essere uscito dalla polizia è stato Michele Passeri. Oggi è stato nuovamente chiamato a testimoniare il capo della squadra mobile Francesco Nannucci perché nel frattempo è cambiato anche il presidente del collegio.

Paolo Nencioni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Finanza

Pisa, sequestrati oltre 118mila prodotti falsi: dalle carte da gioco alle griffe della moda - Valore 650mila euro

di Redazione Pisa