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Prove di dialogo oltre i campanili

Prove di dialogo oltre i campanili

Riunite le giunte di Prato e Firenze. Per migliorare la mobilità di superficie si punta su Castello, ma non prima del 2020

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PRATO. Si sono amabilmente ignorati o cortesemente tollerati per più di 20 anni, soprattutto dopo l’istituzione della Provincia il cui “cadavere” è ancora caldo. E dunque era prevedibile che, tornando a parlarsi tra amministrazioni dello stesso colore politico dopo la parentesi Cenni, Prato e Firenze mettessero tanta carne al fuoco. Forse troppa.

Undici pagine fitte fitte, 14 punti: più che un promemoria sembra un programma di governo quello partorito al termine della prima riunione comune delle due giunte di Prato e Firenze. L’incontro si è svolto ieri pomeriggio in campo neutro, la splendida villa La Ferdinanda di Artimino, che è in provincia di Prato, ma secondo il sindaco di Firenze Dario Nardella è «un pezzo di Firenze nel territorio di Prato» (qualcuno nella delegazione pratese ha storto la bocca).

Tantissime le buone intenzioni, pochissime quelle che potranno vedere la luce in tempi brevi. Partiamo da quella forse più importante, la mobilità.

Tramvia o treno? Partire dal Museo Pecci e arrivare nel centro di Firenze sarebbe molto bello, ma nonostante il punto figuri nell’elenco delle cose da fare, nessuno si nasconde che non si farà, almeno non ora, perché mancano i soldi e perché, come ha spiegato il sindaco Matteo Biffoni, «quando negli anni Novanta si discuteva della tramvia di Firenze noi a quel tavolo non c’eravamo», e come ha ribadito Nardella, «quella volta abbiamo perso 15 anni».

E allora la soluzione più veloce sarà il potenziamento della linea ferroviaria Firenze-Prato e il prolungamento della linea 2 della tramvia fiorentina da Peretola al polo scientifico di Sesto Fiorentino introducendo una fermata a Castello. Lì i pendolari pratesi potranno scendere dal treno e prendere la tramvia fiorentina. Ma non succederà prima del 2020, ammettono a Firenze.

La moda: brand più tessuti. L’altro grande capitolo, anche questo fatto di buone intenzioni, è la moda. «Se mettiamo insieme Firenze e Prato - ha sintetizzato Nardella - siamo più grandi di Milano». Sì, ma come? Sfruttando i tanti brand di Firenze e la capacità produttiva del tessile di Prato. «Certo, non potremo costringere Gucci a comprare i tessuti nei lanifici di Prato - ha ammesso Biffoni, ma si può lavorare per rendere più integrati i due sistemi».

“La via del Contemporaneo”. Sulla cultura i tempi potrebbero essere più brevi. L’idea è quella di creare “La via del Contemporaneo” sull’asse Firenze-Prato che parte dal Museo del Novecento, prosegue per il Museo Marino Marini, Palazzo Strozzi, il Museo Pecci e arriva al Museo del Tessuto. A questo va aggiunta la possibilità di creare progetti espositivi comuni tra il Museo del Novecento e il Museo Pecci e l’eventuale estensione della Firenze Card ai musei pratesi.

Servizi comuni. Su acqua, gas e rifiuti si toccano argomenti di sostanza. L’unificazione di Qadrifoglio e Asm, prevista entro il 2016, più che consigliare, costringerà Prato e Firenze a collaborare, anche con un sistema di riscossione integrato, quando la fusione sarà fatta. Stesso discorso per Toscana Energia e Centria sul gas, mentre Publiacqua già pensa a fondersi con altre aziende toscane.

L’immigrazione. Prato e Firenze su questo parlano la stessa lingua. Biffoni e Nardella sono entrambi convinti che bisogna ragionare per aree vaste, e siccome qui sono già stati accolti molti profughi, «serve un riequilibrio e una più equa distribuzione dei flussi».

Nuova pista di Peretola. Nel documento non ce n’è traccia, perché Prato e Firenze la pensano diversamente. «Con Firenze abbiamo fatto un percorso comune - se la cava Biffoni - Ora spetta al Ministero decidere». Nardella sottoscrive: «Se miglioriamo la mobilità di superficie, l’aeroporto non sarà più un problema». Non prima del 2020, comunque.

Paolo Nencioni

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