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Prato

Assemblea Bpvi, caos nelle deleghe e riunione il 3 marzo

Assemblea Bpvi, caos nelle deleghe e riunione il 3 marzo

La banca organizza pullman gratuiti per Gambellara L’inchiesta: 350 milioni della banca su fondi lussemburghesi

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PRATO. Meglio tardi che mai: i soci Bpvi di Prato si riuniranno il 3 marzo per decidere che fare il 5 in occasione dell’assemblea ordinaria e straordinaria a Gambellara (provincia di Vicenza in una capannone industriale, inizio dell’assemblea fissato alle 9) dove saranno chiamati a decidere sull’aumento di capitale, la trasformazione in spa dell’istituto e il conseguente ingresso in borsa. Il luogo della riunione la dice lunga sulle aspettative: in via della Torretta 1, nello studio privato dell’architetto Bruno Caparrotti, portavoce del gruppo di soci traditi. «Perché nel mio studio? Perché mi aspetto che vengano quattro gatti». Ecco, appunto, il clima è questo: disinteresse, disimpegno. Anche le deleghe ritardano, forse a causa del sistema macchino messo in piedi e per organizzare il quale sono state già diffuse due circolari e un’altra si attende. Per ora il sistema funziona così: ogni delegato potrà rappresentare 10 deleganti; la delega dovrà ricevere il via libera dalla banca. Il fatto è che ogni delegante dovrà far capo al propria filiale e presentarsi di persona con il delegato per ricevere l’ok. Delegato che sarà costretto a fare il “giro delle sette banche”. O forse no, si vedrà. La Bpvi, comunque, anche a Prato, sta organizzando pullman gratuiti per trasportare i soci nel paesino dell’entroterra vicentino: partenza alle 5,45 del 5 marzo dal piazzale Falcone e Borsellino, arrivo un bel po’ di ore dopo. Chi più tardi si iscrive all’assemblea, più tardi potrà prendere la parola.

Ma è sul fronte delle indagini che si registrano alcune novità. Prima delle quali l’esposto che l’attuale direttore generale Francesco Iorio, nominato in giugno, il 31 luglio ha presentato agli inquirenti vicentini. Si tratta di un documento di nove pagine nelle quali il dg ha messo in fila l’una dopo l’altra «anomalie e criticità» riscontrare durante la fase di verifica interna e in concomitanza con l’ispezione della Bce. Ed è proprio dalle nove pagine di scritte da Iorio che i magistrati vicentini hanno preso spunto per un filone dell’inchiesta generale(indagati l’ex presidente Zonin e l’ex dg Sorato) che porta dritto a tre fondi lussemburghesi sui quali sono transitati complessivamente 350 milioni di euro della Popolare di Vicenza poi finiti ad alcuni grossi gruppi imprenditoriali. Sessanta, per esempio, in più tranche, alle società di Alfio Marchini, candidato al Campidoglio e non iscritto nel registro degli indagati. Non solo però, sulla base delle verifiche compiute dall’ispettore capo di bankitalia Emanuele Gattai, beneficiari di una parte dei fondi d’oro lussemburghesi aperti con soldi Bpvi, sarebbero stati anche i costruttori baresi Degennaro per un ammontare di 25 milioni di euro. Dall’analisi delle varie posizioni è emerso, infine, che il Gruppo Marchini ha accumulato 75 milioni di prestiti dalla Popolare di Vicenza mai rimborsati.(c.o.)

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