Il Tirreno

Prato

Il “falso cieco” era un cieco vero

Il “falso cieco” era un cieco vero

Un video della Municipale sembrava averlo incastrato, ma la Procura non trova prove certe e chiede l’archiviazione

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PRATO. Sembrava un processo già scritto, con un finale scontato, un esito su cui nemmeno l’allibratore più audace avrebbe accettato scommesse. E invece il processo quasi certamente non si farà, perché la Procura ha chiesto l’archiviazione del fascicolo. Stiamo parlando dell’inchiesta aperta nella primavera dell’anno scorso dal sostituto procuratore Antonio Sangermano a carico del centralinista di una banca del centro, accusato di truffa ai danni dello Stato per aver indotto un medico a firmare un certificato di cecità assoluta bilaterale che poi gli è servito per farsi assumere e percepire (a questo punto legittimamente) fin dal 2007 un’indennità di invalidità di 881 euro al mese.

È passato quasi un anno ma molti, più della notizia, ricorderanno il video che fu diffuso il 9 giugno 2015 dalla polizia municipale, delegata dal magistrato a svolgere le indagini. Un video più che eloquente, in apparenza. Gli agenti in borghese si misero alle costole del centralinista di 44 anni e lo filmarono di nascosto dal 19 febbraio al 17 aprile. In quelle immagini lo si vede mentre attraversa più volte via Valentini in mezzo al traffico senza nessuna incertezza legata a difficoltà visive, mentre scansa ostacoli sul marciapiede e fa la spesa al supermercato senza sbagliare un colpo. Sempre da solo e senza nessun bastone. Ma la scena madre è quella del 17 aprile, in fondo al video, quando il centralinista, che evidentemente quel giorno va di fretta, viene ripreso mentre corre in una parallela di via Valentini e incrocia una passante (in realtà una vigilessa) che gli taglia la strada e lascia cadere un foulard. Lui non solo la scansa con uno scarto degno di un calciatore al limite dell’area, ma senza smette di correre si volta e indica alla finta passante il foulard che le è appena caduto. Per questo la Procura lo indagò per truffa ai danni dello Stato: se non era veramente cieco avrebbe percepito illecitamente l’indennità, oltre ad aver danneggiato un vero cieco facendosi assumere al suo posto in banca. A far scattare le indagini, spiegò la Municipale, era stato il vigile che aveva curato la pratica di rinnovo del permesso per parcheggiare negli spazi invalidi. All’agente era parso che il beneficiario fosse fin troppo agile nei suoi movimenti e così fu deciso di filmarlo. Come detto, sembrava che quelle immagini fossero la prova regina e che la conclusione naturale dell’inchiesta fosse una richiesta di patteggiamento. In realtà le cose nel corso delle indagini sono andate diversamente.

È emerso che effettivamente il centralinista, ora difeso dall’avvocato Ugo Fanti, da bambino ha avuto una malattia che ne ha compromesso in parte la vista. Il problema è: quanto compromesso? In base a un certificato, l’uomo è affetto da cecità assoluta bilaterale. È stato visitato dalla commissione medica dell’Inps nel 2007 e nel 2009. Gli stessi consulenti della Procura ammettono che il centralinista è cieco parziale, quelli della difesa cieco totale. Le norme che regolano la concessione dell’invalidità prevedono requisiti entro i quali il centralinista è rientrato e va anche detto che la capacità di apparire abili nei movimenti dipende da meccanismi automatici acquisiti nel tempo. Insomma, all’esito delle indagini preliminari non sono emersi elementi di certezza e la Procura ha deciso di chiuderla qui. L’epilogo farà certamente discutere, ma dimostra anche che certi magistrati non si innamorano di una tesi precostituita e cercano riscontri, in mancanza dei quali rinunciano a portare il caso davanti a un giudice.

Paolo Nencioni

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