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Tre settimane e l’ex triangolo dello spaccio è irriconoscibile

Tre settimane e l’ex triangolo dello spaccio è irriconoscibile

PRATO. È irriconoscibile, in positivo, il cosiddetto triangolo etnico dello spaccio tra via Tintori, via Magnolfi e via Pier Cironi. Un turista che si fosse trovato a passeggiare ieri nell’anticipo...

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PRATO. È irriconoscibile, in positivo, il cosiddetto triangolo etnico dello spaccio tra via Tintori, via Magnolfi e via Pier Cironi. Un turista che si fosse trovato a passeggiare ieri nell’anticipo di primavera alle spalle del Duomo avrebbe pensato che Prato sia una città normale. Sono passate solo tre settimane da quel famoso servizio de “Le Iene” sul centro storico in balìa degli spacciatori e di spacciatori qui non se ne vede nemmeno l’ombra. Hanno cancellato anche l’ironico cartello che indicava il mini-market di via Santo Stefano come “drogheria”. Spariti i capannelli di giovani nigeriani all’angolo. Alcuni, pochi, sono stati arrestati. Gli altri hanno cambiato le zone dello spaccio: piazza San Domenico, piazza Sant’Agostino, via Fra’ Bartolomeo, Chiesanuova. Insomma, il problema si è spostato, ma è quello che volevano residenti e commercianti.

Anche via Magnolfi, complici le bancarelle del Festival delle tradizioni italiane, sembra quello che dovrebbe essere, cioè l’anticamera del salotto buono della città.

Via Pier Cironi è un’oasi di tranquillità, via Santa Margherita, dove è stato chiusto l’altro mini-market, solo una strada di passaggio per le auto. E allora ci spingiamo verso via San Giorgio e la Passerella, punto di riferimento negli anni di tanti tossicodipendenti, ma anche loro sembrano spariti (logico, visto che seguono gli spacciatori) e l’argine del Bisenzio è una visione bucolica. Anche qui c’è una chiusura, fino a marzo per lavori, quella dei giardini della Passerella, dove ogni tanto andavano a bucarsi.

Tutto troppo perfetto per essere vero, o per durare, ma ora a freddo si può dire che è bastato un servizio televisivo per innescare le azioni che indubbiamente potevano essere messe in campo anche prima.

Paolo Nencioni

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