Il Tirreno

Prato

Servizio immigrazione, 20.000 accessi nel 2015

Meno cinesi e nordafricani, più subsahariani, pachistani e bengalesi che chiedono aiuto al Comune

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PRATO. E' una città in continua trasformazione quella che emerge dai dati del Servizio Immigrazione e Cittadinanza del Comune, in via Roma, che nel 2015 ha fatto registrare 20mila accessi. Un numero considerevole di utenti in continuo aumento: nel 2004 erano 8.000, poco meno di 14mila nel 2009. Sono cambiate però, in particolare negli ultimi anni, le esigenze del territorio e delle stesse comunità straniere presenti in città, per le quali il Comune ha messo a punto una serie di servizi specifici per avvicinarle alle istituzioni. «Vorremmo però che fossero anche più rappresentati nel mondo dell'associazionismo, delle categorie economiche, a livello istituzionale ma questa partecipazione per adesso non c'è o solo in minima parte» commenta l'assessore alle politiche di cittadinanza del Comune Simone Faggi che su questo si è confrontato di recente con i principali attori del territorio nel workshop dedicato agli strumenti di comunicazione e partecipazione attiva delle comunità migranti. Un fenomeno, quello migratorio, all'attenzione del Comune fin dagli anni Novanta. «Rispetto agli anni passati registriamo una diminuzione degli arrivi dal Marocco e Nordafrica e dalla Cina mentre sono aumentati i migranti subsahariani, bengalesi e pachistani - aggiunge Faggi - più che altro è diverso il tipo di immigrazione, più povera rispetto a quella di un tempo che era più qualificata, per questo l'attività del servizio immigrazione è ancora più difficile perché richiede percorsi di inclusione su più livelli». A proposito della comunità cinese l'assessore spiega che «è cambiata, nell'approccio di chi arriva. E’ la prima volta per esempio che scende in piazza ma rimane comunque la difficoltà di accettare un modello di legalità». E poi il sistema di protezione internazionale che è diventata la prima emergenza: «Dati alla mano c'è stata una piccola diminuzione degli utenti tradizionali mentre richiede più impegno la parte dei rifugiati e richiedenti asilo» chiarisce la funzionaria Valentina Sardi che lavora al Servizio Immigrazione dal 1998 . «Nel 2006 erano 40 i rifugiati oggi siamo a 85 in accoglienza ordinaria attraverso la rete Sprar, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati e 420 in accoglienza straordinaria» continua Sardi. Una nuova utenza che ha registrato il maggior aumento e che non è facile da gestire: «Tutto passa dal sistema di protezione internazionale e spesso in modo improprio - precisa l'assessore Faggi - in molti casi si tratta di situazioni umanitarie di conflitto che poi non riusciamo a tradurre per dare la giusta assistenza». Sono aumentati anche i minori stranieri non accompagnati. «Per questo oltre al necessario aggiornamento continuo - conclude Sardi - è enorme il lavoro di presa in carico, ognuna di queste persone va seguita e accompagnata e spesso si tratta di gestire situazioni complesse dovute per esempio a stress post traumatici».

Camilla Bernacchioni

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