Il Tirreno

Prato

arte

Picasso e Guo Qiang: il nuovo mondo del Pecci

di Riccardo Tempestini
Picasso e Guo Qiang: il nuovo mondo del Pecci

Marcia l’allestimento della mostra che inaugurerà il nuovo museo di Prato, dalla Regione un milione ma il Comune chiede di più

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PRATO. “Guernica” no, i disegni forse, ma uno dei capolavori di Pablo Picasso ci sarà sicuramente nella “Fine del vecchio mondo” , la mostra curata da Fabio Cavallucci per l’inaugurazione del nuovo Centro Pecci, domenica 16 ottobre 2016. Una mostra collettiva molto impegnativa a cui il direttore artistico sta lavorando da quando è arrivato a Prato, per far riflettere sui grandi cambiamenti del nostro tempo, grazie alla visione di capolavori, molti realizzati da grandi maestri viventi.

Sul “sogno” di portare “Guernica” a Prato c’erano poche speranze, ma Cavallucci almeno ci ha provato, mentre è in attesa della risposta dal Reina Sofia di Madrid sul prestito di alcuni grandi disegni preparatori realizzati da Picasso appunto per Guernica. Fra i contemporanei invece nessun problema per poter avere nelle sale del nuovo Pecci “Heritage”, l’eccezionale installazione realizzata dal cinese Cai Guo-Qiang, con 99 sculture di animali a grandezza naturale a bere al lago, circondato da sabbia bianca, realizzata per la prima volta nel 2013 per l’Art gallery di Brisbane, con un messaggio chiarissimo: “l'ultimo paradiso sulla terra che ritrae la coesistenza pacifica di animali-prede e predatori allo stesso modo, da tutto il mondo”.

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Dalla lontana Cina si passa alla vicina Svizzera, con la stupenda installazione di Thomas Hirschhorn, notissimo anche in Italia perché aveva riempito il padiglione elvetico della Biennale di Venezia 2011 con materiali vari, tappeti, televisori, sedie, manichini. Solo opere appese alle pareti del nuovo o vecchio Pecci per la sudafricana Marlene Dumas , l’anno scorso con una importante personale alla Fondazione Beyeler di Basilea. E poi tanti altri grandi maestri, fra cui Constantin Brancusi e Marcel Duchamp, mentre è ancora da decidere l’opera di Maurizio Cattelan, da sempre amico di Cavallucci. Tutte le opere provengono dai più celebri musei del mondo e da prestigiose collezioni private di arte contemporanea.

Certo per allestire una “Fine del mondo” ci vogliono tanti soldi, ma per questo stanno lavorando sia l’amministrazione comunale che la nuova dirigenza del museo. L’assessore alla cultura Simone Mangani ha già avuto rassicurazioni sul contributo di un milione di euro per il 2016 dalla Regione, ma il sindaco Matteo Biffoni è convinto di poter arrivare almeno a quanto versa il comune al Centro Pecci ogni anno, ovvero un milione e 250 mila. Con il passaggio da associazione a fondazione però, in vigore dal prossimi primo marzo, il nuovo Centro Pecci può contare sull’esperienza di Irene Sanesi come presidente della Fondazione per le arti contemporanee in toscana, anche per reperire nuove risorse finanziarie. Su questa nuova dirigenza da lui stesso nominata, punta anche il sindaco Biffoni, che dal primo marzo non sarà più presidente, ma che auspica l’ingresso in fondazione anche della famiglia Pecci.

 

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