La manifestazione
Sono tutti under 30 e portano la luce nel mondo
Una società costituita da quattro giovani di Prato illumina i villaggi poveri. L'ultimo intervento è stato messo a punto in Marocco
PRATO. Un po' passione e un po' lavoro. Un po' organizzazione non governativa e un po' impresa sociale. Comunque la si legga si tratta di una bella sfida quella portata avanti da quattro under 30 pratesi che hanno aperto la sede italiana della Ong “Liter of Light” e che hanno come obiettivo quello di illuminare, o insegnare a illuminare, i villaggi poveri del mondo.
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Tutto è cominciato per caso per Lorenzo Giorgi 26 anni, Giorgio Giorgi 22, Giacomo Battaini 26 e Simone Gori 29. Tutto è cominciato con un'inclinazione, quella di Lorenzo e Giacomo per la cooperazione internazionale e gli studi universitari alla facoltà fiorentina di Scienze politiche, ma anche per un caso: l'incontro a una festa della sorella di Illac Diaz, l'inventore di case realizzate con bottiglie di plastica e materiale di scarto e l'idea di cominciare a creare qualcosa di «proprio» per diffondere un sistema di illuminazione ecosostenibile nei paesi poveri per migliorare la vita delle popolazioni svantaggiate. Nei giorni scorsi i quattro giovani, che coordinano anche la Ong a livello europeo, hanno firmato una convenzione con Enel per il progetto playenergy che mira a promuovere una cultura responsabile agli studenti di tutto il mondo. I progetti nel cassetto sono ancora molti, si va da una missione in Colombia a una in Ghana passando da lezioni con gli studenti per coinvolgerli nella realizzazione di impianti illuminanti da utilizzare nelle trasferte ma, in poco meno di un anno di vita, i quattro pratesi hanno già alle spalle un paio di interventi importanti in Marocco e in Senegal.
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«Quando facciamo un intervento - spiega Lorenzo Giorgi - prendiamo contatti con chi può aiutarci in loco. Nel caso del Marocco per esempio abbiamo collaborato con delle studentesse della facoltà di ingegneria. Andiamo là e reperiamo il materiale che ci serve, realizziamo piccoli circuiti elettrici e insieme agli abitanti dei villaggi le installiamo. L'obiettivo, quando veniamo via, è quello di aver creato delle microimprese con le popolazioni locali in modo che possano da soli continuare il lavoro in altri villaggi o migliorare quello che noi abbiamo cominciato. Per esempio adesso abbiamo allo studio un progetto per dotare i lampioni di router per garantire il wi fi ovunque. Sarebbe un bel passo in avanti».
«Nel portare avanti questi progetti - continua Giorgi - abbiamo degli sponsor internazionali e questo, anche a livello europeo, è uno dei nostri impegni principali. Anche perché cerchiamo di collegare gli sponsor ai progetti in modo da lasciare alle micro imprese locali anche dei finanziatori. In Marocco ad esempio le studentesse di ingegneria hanno aperto la loro sede di Liter of Light e stanno proseguendo quello che abbiamo cominciato a Ouarzazate». «Entro l'estate - è sempre Lorenzo Giorgi a parlare - abbiamo intenzione di avviare dei progetti anche con il sud America. Brasile, Cile e Argentina».
Si stima infatti che nel mondo ci siano 1,3 miliardi di persone che vivono senza energia elettrica. A ideare l'illuminazione sostenibile utilizzata da Liter of Light è stato il meccanico brasiliano Alfredo Moser che ha inventato la "Bottle bulbs", una bottiglia di plastica trasparente che irradia luce attraverso la rifrazione dei raggi solari prodotta dall'acqua al suo interno. Alle bottiglie viene installato un pannello solare da 1 Watt collegato a un led con la stessa potenza e un voltaggio di 3,2 volt, il tutto alimentato da batterie al litio ricaricabili. «Durante il giorno - spiega Giorgi - la lampada irradia luce tramite la rifrazione dei raggi solari prodotta dall'acqua nella bottiglia. Il led invece si accende automaticamente, al calare del sole grazie a un interruttore presente all'interno del circuito. Va da sé che tutto il materiale con cui vengono realizzate le lampede si può reperire in ogni angolo del mondo».
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