Sicurezza
Le vecchie azioni della Popolare non valgono più di 6,3 euro
BpVi fissa il prezzo di recesso per chi voterà no alla spa: è il 10% del valore di appena un anno fa Confermati i timori di chi ha rinfacciato alla banca di aver venduto ai soci carta straccia
PRATO. Il consiglio di amministrazione della Banca Popolare di Vicenza ha fissato a 6,30 euro per azione il valore del prezzo di recesso per i soci che nell'assemblea del prossimo 5 marzo non voteranno a favore della trasformazione in società per azioni.
Per chi vorrà uscire dal capitale della banca si prospetta un vero e proprio bagno di sangue: otterrà quasi il 90% in meno dei 62,5 euro a cui negli ultimi anni la Popolare di Vicenza ha fatto digerire ai soci diverse centinaia di milioni di aumenti di capitale e quasi l'87% in meno dei 48 euro a cui il valore delle azioni è stato tagliato dall'assemblea nell'aprile 2015.
Il prezzo del recesso fa però tremare tutti i 117mila soci della BpVi (oltre 11.000 in Toscana, oltre 5.000 a Prato), concentrati in gran parte sul territorio veneto, lasciando presagire anche quello che sarà il valore del titolo in occasione della quotazione in Borsa, accompagnata da un aumento di capitale da 1,5 miliardi di euro per rimettere in regola i ratio patrimoniali.
Proprio nell'ambito dell’aumento di capitale BpVi, deliberato dal cda escludendo il diritto di opzione, ha deciso anche di riservare 113 milioni in strumenti o diritti per incentivare e fidelizzare gli azionisti.
«Al fine di assicurare il raggiungimento degli obiettivi di rafforzamento patrimoniale in un complesso contesto di mercato e di tutelare gli interessi di tutti gli azionisti - spiega una nota - l'aumento di capitale sarà riservato fino al 45% agli attuali azionisti, almeno il 50% dell'aumento di capitale sarà riservato agli investitori istituzionali e il 5% al retail». Quanto al prezzo delle nuove azioni «sarà determinato al termine del collocamento attraverso il metodo del "book building", sulla base della domanda» da parte del mercato.
La “rasoiata” ai titoli della Popolare di Vicenza rispecchia quanto accaduto nella vicina Montebelluna, dove Veneto Banca prima ha ridotto il valore delle sue azioni da 39,5 a 30,5 euro (-22,8%) per poi fissare un prezzo di recesso a 7,3 euro ad azione. Se si considera che i soci di Veneto Banca sono circa 88 mila, il danno provocato dal tracollo dei titoli dei due istituti - specchio delle perdite emerse negli ultimi due esercizi e della mala gestio delle precedenti gestioni - peserà sulle tasche di oltre 200 mila famiglie e imprese, molte delle quali spinte negli anni passati a sottoscrivere i titoli per poter accedere a finanziamenti e mutui o senza avere profili di rischio adeguati per titoli di capitale illiquidi.
In occasione dell’incontro coi soci avvenuto al Teatro Politeama Pratese l’11 febbraio, il direttore generale di BpVi Francesco Iorio non dette indicazioni sul prezzo di recesso delle vecchie azioni e dovette fare i conti con la rabbia e la frustrazione di centinaia di soci risparmiatori che gli contestarono la cattiva gestione della banca. BpVi è stata presieduta fino a poche settimane fa da Gianni Zonin, poi travolto dalle ispezioni di Bankitalia e dalle inchieste della magistratura (almeno tre, a Vicenza, Prato e Udine). L’ex direttore generale Samuele Sorato è indagato anche a Prato con l’ipotesi di concorso in estorsione: la pratica ipotizzata di premere sui beneficiari dei fidi affinché comprassero pacchetti di azioni. Il problema è che quelle azioni sono state vendute a 62,5 euro l’una, poi deprezzate a 48 e ora probabilmente non valgono più di 10 euro, visto che il prezzo di recesso, come detto, è stato fissato in 6,30. Un valore che non dovrebbe essere lontano da quello che ci si aspetta verrà fissato dal mercato.
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