Sicurezza
Salute mentale, educatori e pazienti insieme sul palco
Compie vent’anni l’esperienza del laboratorio teatrale del Magnolfi condotta in collaborazione con l’Asl 4
PRATO. Essere consapevoli, confrontarsi, mostrarsi, comunicare. Esperienze ed emozioni che spesso quando si entra nella sfera della malattia mentale possono diventare, per i pazienti, ostacoli insormontabili che portano all’esclusione dalla società. Così un teatro può diventare, per alcuni, uno spazio di recupero di sé e stimolo per tornare a vivere in una comunità. Accade da vent’anni – il compleanno a settembre - sul palco del Magnolfi dove dal 1996 il regista Edoardo Donatini (direttore del Contemporanea Festival) segue il laboratorio di teatro rivolto ai pazienti psichiatrici in collaborazione con la Asl 4 di Prato. A ispirare la nascita di attività fuori dai contesti istituzionali per chi soffre di disturbi mentali, l’esperienza di Franco Basaglia lo psichiatra a cui si deve la chiusura dei manicomi in Italia.
«Ci incontrammo con l’allora direttore del Dipartimento salute mentale Alberto Parrini – racconta Donatini - per dare vita a un progetto rivolto a soggetti già coinvolti nelle iniziative del Dipartimento, che potesse offrire in forma di gioco teatrale alcuni stimoli, permettendo un lavoro sulla creatività individuale e sulle emozioni».
Negli stessi anni, non a caso, in collaborazione con la Asl iniziarono il laboratorio di attività espressive al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci (sempre attivo e tenuto ogni mercoledì pomeriggio da Axel Rütten) per allargare le possibilità comunicative di pazienti e dare loro la possibilità di esprimersi con l’arte, e con Dryphoto che ancora oggi porta i pazienti a raccontare e raccontarsi attraverso un laboratorio di arti visive. Più recente l’esperienza del laboratorio di arteterapia all’ospedale Santo Stefano all’interno del Servizio psichiatrico diagnosi e cura. Il laboratorio teatrale al Magnolfi si svolge una volta alla settimana, il giovedì, insieme a educatori e operatori dell’azienda sanitaria che oggi salgono anche sul palco con i pazienti.
«Si parte dall’individuo e dalla dignità della persona – continua Donatini – lavoriamo sulla forza espressiva, sul potenziale terapeutico dell'attività non tanto con l'intento di uno spettacolo finale». Un laboratorio permanente che coinvolge 10/15 persone .«Sul palco si assiste a una sorta di fusione, non si distingue il paziente dall’educatore – prosegue il regista – è un’esperienza che negli anni mi ha dato molto anche professionalmente, ho accresciuto per esempio una serie di competenze sulla psichiatria grazie al confronto con medici e operatori oltre che con gli stessi pazienti».
Nel tempo sono stati messi in scena anche alcuni spettacoli. «In genere lavoriamo su testi non classici, su storie scritte dagli stessi partecipanti o autori come Stefano Benni». E’ del 2011 “Sompazzo. Il paese più bugiardo del mondo” liberamente ispirato a “Il bar sotto il mare” di Benni realizzato con il Tpo in collaborazione con il Metastasio con un allestimento suggestivo, all’interno delle celle studio del Magnolfi in cui il pubblico, in piccoli gruppi, veniva accompagnato nelle celle per assistere ai racconti dei protagonisti. «L’obiettivo è comunque il percorso, il lavoro di gruppo – ci tiene a precisare Donatini - è emozionante vedere alcuni pazienti che poi anche grazie al laboratorio tornano piano piano alla quotidianità, si attivano per trovare lavoro e per reinserirsi nella società».
Camilla Bernacchioni
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