Attenzione
Vicenza batte cassa e l’assemblea BpVi diventa un ring
Contestazioni al direttore generale Iorio che chiede ai soci di rinnovare la fiducia nella banca: «Andiamo avanti insieme»
PRATO. La situazione al Teatro Politeama, dove i vertici della Popolare di Vicenza sono venuti a chiedere fiducia ai soci risparmiatori pratesi, è precipitata alle 19,08 quando è salito sul palco il signor Alessandro Faggi. Il pubblico aveva cominciato a rumoreggiare, costringendo il direttore generale Francesco Iorio a interrompere l'esposizione del piano industriale della banca, e ha preso la parola Faggi, raccontando di essere stato cliente (prima di CariPrato e poi di BpVi) dal 1978. Nel 2014, ha detto, ho dato mandato alla banca di vendere le mie azioni e non è stato fatto. «Poi - ha aggiunto - il capoarea Ulivi e una funzionaria hanno tentato di convincermi a fare l'affare più bello della mia vita: acquistare 500.000 euro di obbligazioni. Alla fine mio cognato mi ha consigliato di chiedere il prospetto informativo, e quando l'ha letto mi ha detto di mandarvi tutti affanculo». Gli applausi scroscianti hanno fatto capire qual è l'umore dei soci risparmiatori pratesi di fronte ai vicentini che vengono a chiedere altri soldi dopo averne prelevati un bel po’ dalle tasche di chi vive in riva al Bisenzio.
«Quello che è accaduto quest'anno non deve più accadere» aveva esordito Iorio davanti all'assemblea tentando di convincere gli oltre 5.000 soci della provincia ad approvare, nella prossima assemblea del 5 marzo, la trasformazione in società per azioni e la partecipazione alla ricapitalizzazione da 1,5 miliardi.
Missione quasi impossibile sulla carta, di fronte a una platea di soci che l'anno scorso è insorta quando gli è stato detto che le azioni sarebbero state deprezzate da 62,5 a 48 euro. E che sanno che attualmente non valgono più di 10 euro. Dunque, vi abbiamo preso un po' di soldi, ma dovete continuare ad avere fiducia in noi, altrimenti potrebbe andare anche peggio. Questo il ragionamento che non si sa quanto abbia fatto breccia tra i soci risparmiatori.
«La banca è vostra e avete il diritto di sceglierne il destino» ha detto Iorio prima di ripercorrere le vicissitudini di BpVi, l'ispezione della Bce di febbraio che accertò che una parte del capitale era stato acquistato dagli stessi soci, finanziati dalla banca. Operazione proibita. Mezzo miliardo, all'inizio, poi lo stesso Iorio accertò che si trattava di un miliardo e 100 milioni. Quella somma è stata tolta dal patrimonio di vigilanza e spiega perché ora sia necessaria una ricapitalizzazione da un miliardo e mezzo.
Perché trasformarsi in spa e quotarsi in borsa, dunque? Perché le alternative, ha detto Iorio, sono ridurre gli attivi sotto gli 8 miliardi ("tecnicamente impossibile") o liquidare la banca ("non prenderemmo quasi niente…"). Insomma, c'è un conto salato da pagare e la ricapitalizzazione è possibile solo se si va in Borsa, anche dai fondi comuni d'investimento, che secondo Iorio non devono essere visti come spauracchi.
Cari signori, ha scandito il direttore generale, «al valore di 48 euro per azione non ci torniamo, nemmeno tra 30 anni». E qui per la prima volta il pubblico rumoreggia. Lui prova a spiegare che non è possibile favorire i vecchi soci rispetto a quelli nuovi, «perché poi il mercato se ne accorge». Subito dopo è iniziato lo psicodramma. Prima l'attacco senza peli sulla lingua di Alessandro Faggi, poi l'intervento di Tommaso Bruno Caparrotti, Antonio Baiano e ancora il signor Chiuchiolo che urla: «Dove sono finiti i soldi? E' una vergogna!». Dalla platea qualcuno ventila ipotesi di fallimento e questo provoca un sorriso nel direttore Iorio: «Non scherziamo, quasi tutte le banche hanno fatto ricapitalizzazioni, non abbiamo davanti il burrone». «Noi ci troviamo di fronte a una strettoia - ha concluso Iorio - Dateci fiducia, dateci la possibilità di lavorare. Per cortesia, restate a lavorare con noi, perché altrimenti non andiamo da nessuna parte».
Paolo Nencioni
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
