La manifestazione
Pisano difende i giudici e attacca le Iene
Il presidente del Tribunale spiega perché gli spacciatori non restano in carcere
PRATO. Polemiche e precisazioni. Sono quelle del presidente del Tribunale di Prato Nicola Pisano che ha preso carta e penna per difendere i giudici dall’accusa di non disporre la carcerazione per gli spacciatori, numerosi per altro, “pizzicati” dalle forze dell’ordine e spesso liberata all’udienza di convalida.
E fin qui la precisazione, sul fronte delle polemiche Pisano attacca la trasmissione delle Iene «che ha mostrato un centro cittadino come in preda a bande di spacciatori - scrive - non so con quale aderenza alle realtà e rispetto dei canoni di una corretta informazione». «E rilevato che il servizio televisivo – prosegue – conferma ancora una volta la singolare attitudine del nostro Paese a ritenere che un fenomeno in tanto esiste in quanto ne parlano i media, ritengo di far presente alcune questioni».
Pisano in primo luogo sottolinea che i giudici del Tribunale di Prato «non sono nè troppo poco né troppo garantisti. I giudici del Tribunale di Prato, come tutti i loro colleghi della Repubblica, applicano le leggi consegnate dal Parlamento, come è loro compito e dovere». Una premessa necessaria per affermare che «con una legge varata nell’aprile 2015 il legislatore ha reso molto più restrittiva la possibilità di ricorrere alla misura della custodia cautelare in carcere anche in sede di convalida di arresti in flagranza di reato». «Inoltre – continua Pisano – sempre in tema di stupefacenti la pena per fatti delittuosi di lieve entità era già stata portata nel 2004 al di sotto del limite massimo dei 5 anni che consente l’applicazione della carcerazione preventiva. Ecco perché i giudici del Tribunale di Prato si trovano (e si troveranno) nell’impossibilità giuridica di disporre la custodia in carcere».
Pisano conclude: «Una carcerazione custodiale imposta fuori dagli schemi di legge avrebbe del resto vita breve essendo destinata a cadere, su doveroso input dei difensori, di fronte al Tribunale del riesame, se non al vaglio della Corte di Cassazione».
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