Il dolore
Il laboratorio Brachi raddoppia e assume
Nuovi uffici e macchinari per la struttura che analizza tessuti, pelle e giocattoli e che ha organizzato un open day
PRATO. A dicembre una multinazionale del settore ha provato a comprarli, tanto lavorano bene nel controllo di qualità. Ma loro hanno detto di no. Non sono in vendita, anzi in fase di espansione. Lo dimostra il raddoppio dello stabilimento da 600 a 1200 metri quadrati per un totale di mezzo milione di euro di investimenti che comprende anche l’acquisto di macchinari super tecnologici e nuove assunzioni. «Siamo imprenditori, non finanzieri. E con radici salde a Prato». Parola di Giulio Lombardo, direttore marketing, nipote di Primo Brachi, il fondatore del Gruppo che ha iniziato a farsi le ossa all’inizio degli anni ’70 in un piccolo laboratorio di analisi in via Santa Trinita. Per il taglio del nastro dei nuovi spazi nel Macrolotto 2 - tra uffici e laboratori - ricavati da un capannone laterale c’erano i nomi della moda che contano, in occasione di un “opening day” che ha visto la partecipazione di 44 brand fra i più prestigiosi del panorama internazionale e di oltre 30 aziende della filiera. Il cuore dell’investimento sta tutto in una stanza luminosa dove tecnici specializzati col camice bianco vanno e vengono con campioni di tessuto e schede in mano, maneggiando un macchinario di ultima generazione - gascromatografo - che serve a rilevare sostanze nocive, singole o per famiglia. Questo e altri macchinari, così come un nuovo software per un’elaborazione più ottimale dei dati, farà la gioia dei marchi della moda e dei fornitori più attenti alla sostenibilità, anche quelli che loro malgrado dovranno attenersi all'ultimo regolamento europeo (Reach) che impone una nuova registrazione delle sostanze coloranti. «Le richieste dei brand sono sempre più stringenti e sofisticate. Vince in questo mercato - sottolinea Lombardo - chi riesce a trasformare un potenziale problema in un vantaggio competitivo. Il gap di Prato è il suo provincialismo, noi abbiamo bisogno di guardare verso il mondo». In questo laboratorio a capitale interamente privato (è la differenza, ad esempio, con il centro analisi dell’istituto “Buzzi” finanziato con fondi pubblici), con due filiali operative a Hangzhou (Cina) e in Bangladesh, sono state eseguite 200 tipologie di prove per il settore fashion. «Con il nuovo investimento in spazi e apparecchiature – aggiunge Lombardo – siamo ora in grado di aumentare la capacità produttiva del 40%. Al momento siamo alla ricerca di un chimico ma non è escluso che nel 2016 procederemo ad altre assunzioni». Non solo test chimici ma anche prove di laboratorio per testare, ad esempio, la resistenza, l’infiammabilità e la tenuta dei colori. Il Gruppo Brachi si sta specializzando anche nel controllo di borse e calzature grazie alla collaborazione col distretto della pelle a Santa Croce: tutto il ciclo completo della filiera moda, insomma. E un altro segmento sul quale si stanno affermando è il controllo della sicurezza dei giocattoli. Lombardo è uno che gira il mondo, uno che sa come si lavora all’estero. «La crisi? Se ci si lamenta si vuole rimanere a casa…». La sfida col gigante cinese Brachi l’ha vinta cinque anni fa, aprendo la Brachi Testing Services, l’unico laboratorio italiano abilitato a emettere rapporti di prova con valore legale in Cina: dai laboratori di Prato partono ogni settimana fino a 800 campioni per essere analizzati laggiù. «Un’azienda così – ha sottolineato il sindaco Matteo Biffoni portando i saluti all’opening day – lancia un bel messaggio a chi amministra».
Maria Lardara
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