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Prato

Fischi e proteste, l'assemblea coi vertici Bpvi diventa un ring - Video

Paolo Nencioni
La platea del Politema durante l'assemblea con i vertici Bpvi (foto Batavia)
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La platea del Politema durante l'assemblea con i vertici Bpvi (foto Batavia)

Prato, la platea del Politeama si scalda quando sul palco sale uno dei piccoli azionisti: "Mi hanno chiesto di comprare 500.000 di obbligazioni ma io li ho mandati". Malumori quando il dg Iorio scandisce: "Al valore di 48 euro le azioni non torneranno nemmeno tra trent'anni"

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PRATO. La situazione al Teatro Politeama, dove i vertici della Popolare di Vicenza sono venuti a chiedere fiducia ai soci risparmiatori pratesi, è precipitata alle 19,08 quando è salito sul palco il signor Alessandro Faggi. Il pubblico aveva cominciato a rumoreggiare, costringendo il direttore generale Francesco Iorio a interrompere l’esposizione del piano industriale della banca e ha preso la parola Faggi, raccontando di essere stato cliente (prima di CariPrato e poi di BpVi) dal 1978.

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Nel 2014, ha detto, ho dato mandato alla banca di vendere le mie azioni e non è stato fatto. “Poi - ha aggiunto - il capoarea Ulivi e una funzionaria hanno tentato di convincermi a fare l’affare più bello della mia vita: acquistare 500.000 euro di obbligazioni. Alla fine mio cognato mi ha detto di chiedere il prospetto informativo, e quando l’ha letto mi ha suggerito di mandarvi tutti affanculo”. Gli applausi scroscianti hanno fatto capire qual è l’umore dei soci risparmiatori pratesi di fronte ai vicentini che vengono a chiedere altri soldi dopo averne prelevati un bel po’ dalle tasche di chi vive in riva al Bisenzio.

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“Quello che è accaduto quest’anno non deve più accadere” aveva esordito Iorio davanti all’assemblea tentando di convincere gli oltre 5.000 soci della provincia ad approvare, nella prossima assemblea del 5 marzo, la trasformazione in società per azioni e la partecipazione alla ricapitalizzazione da 1,5 miliardi.

Missione quasi impossibile sulla carta, di fronte a una platea di soci che l’anno scorso è insorta quando gli è stato detto che le azioni sarebbero state deprezzate da 62,5 a 48 euro. E che sanno che attualmente non valgono più di 10 euro. Dunque - è statao il messagio del dg - "vi abbiamo preso un po’ di soldi, ma dovete continuare ad avere fiducia in noi, altrimenti potrebbe andare anche peggio". Questo il ragionamento che non si sa quanto abbia fatto breccia tra i soci risparmiatori.

“La banca è vostra e avete il diritto di sceglierne il destino” ha detto Iorio prima di ripercorrere le vicissitudini di BpVi, l’ispezione della Bce di febbraio che accertò che una parte del capitale era stato acquistato dagli stessi socima finanziati dalla banca. Operazione proibita. Mezzo miliardo, all’inizio, poi lo stesso Iorio accertò che si trattava di un miliardo e 100 milioni. Quella somma è stata tolta dal patrimonio di vigilanza e spiega perché ora sia necessaria una ricapitalizzazione da un miliardo e mezzo.

Perché trasformarsi in spa e quotarsi in borsa, dunque? Perché le alternative, ha detto Iorio, sono ridurre gli attivi sotto gli 8 miliardi (“tecnicamente impossibile”) o liquidare la banca (“non prenderemmo quasi niente…”). Insomma, c’è un conto salato da pagare e la ricapitalizzazione è possibile solo se si va in Borsa, anche dai fondi comuni d’investimento, che secondo Iorio non devono essere visti come spauracchi.

"PER GLI ERRORI DELLA BANCA NON DEVONO PAGARE I PICCOLI AZIONISTI"

“Sono presenti in quasi tutte le banche e non entrano nella gestione". Il direttore generale si è anche augurato che l’ombrello di Unicredit (l’impegno ad coprire la ricapitalizzazione se il mercato non fosse sufficiente) non debba aprirsi: “Significherebbe che la banca non interessa”.

"Cari signori - ha scandito il direttore generale - “al valore di 48 euro per azione non ci torniamo, nemmeno tra 30 anni”. E qui, per la prima volta, il pubblico rumoreggia. Lui prova a spiegare che non è possibile favorire i vecchi soci rispetto a quelli nuovi, “perché poi il mercato se ne accorge”. Qualcuno dalla platea gli fa notare che il presidente Stefano Dolcetta è distratto e Iorio se la cava spiegando che è la quinta volta che Dolcetta sente la stessa relazione: "Capitelo”.

Subito dopo è iniziato lo psicodramma. Prima l’attacco senza peli sulla lingua di Alessandro Faggi, poi l’intervento di Tommaso Bruno Caparrotti, Antonio Baiano e ancora il signor Chiuchiolo che urla: “Dove sono finiti i soldi? E’ una vergogna!”. Più pacato l’intervento di Sauro Bessi, ex dipendente di CariPrato: “Io sono tra quelli che hanno votato contro l’arroganza della precedente gestione, è una magra soddisfazione. Qui ora si tratta di decidere se perdere tutto o tentare di recuperare in 20, 30 o 40 anni, non per me ma per i miei figli. Per questo credo sia giusto percorrere la strada della ricapitalizzazione. Però dovete togliervi l’arroganza di dosso e intanto riportare i quadri della galleria degli Alberti a Prato”.

“Sono fiducioso sui quadri a Prato - ha risposto Iorio - ma vorrei fare le cose anziché dirle”. Una voce dalla platea ha messo in dubbio che i quadri siano ancora a Vicenza. Il direttore generale ha ricordato che la banca ha messo 150 milioni a disposizione dei “tavoli di conciliazione” e che lui e Dolcetta non possono mandare via i vecchi dirigenti che sono rimasti nel consiglio di amministrazione.

E’ stata poi la volta di un piccolo imprenditore edile: “Non ho paura a dirlo, sono stato truffato per 50.000 euro. Mi sono visto concedere fidi per l’acquisto di azioni che poi sono diventate carta straccia mentre il settore edile crollava, e mi trovo in tasca 25.000 euro di obbligazioni che non posso riscuotere, e sono stato uno dei pochi imbecilli che non hanno tolto i soldi dal conto. Ora ho bisogno di garanzie da voi”. Dalla platea qualcuno ventila ipotesi di fallimento e questo provoca un sorriso nel direttore Iorio: “Non scherziamo, quasi tutte le banche hanno fatto ricapitalizzazioni, non abbiamo davanti il burrone”. E sui futuri impieghi: “Non dovete pensare che se arrivano 100 depositi poi arrivano 100 impieghi, premieremo gli imprenditori meritevoli”.

“Noi ci troviamo di fronte a una strettoia - ha concluso Iorio - Dateci fiducia, dateci la possibilità di lavorare. Per cortesia, restate a lavorare con noi, perché altrimenti non andiamo da nessuna parte”.

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