Il Tirreno

Prato

BpVi, indagato l’ex direttore

di Pasquale Petrella

Salgono a 16 i dirigenti della banca iscritti nel registro della procura nell’inchiesta per estorsione

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PRATO. Il presente messaggio si autodistruggerà entro dieci secondi. No. Alla Banca popolare di Vicenza i metodi dei più sofisticati servizi segreti per non lasciare tracce delle direttive inviate ai loro uomini, non le conoscevano. E si affidavano ad un più semplice: "distruggi questo messaggio appena lo hai letto". Confidando così nella diligenza e nell'obbedienza del subordinato. Ma non tutti, evidentemente, sono stati diligenti ed ubbidienti nella scala gerarchica che dalla casa madre di Vicenza arrivava anche alle piccole filiali di Prato. La procura pratese ha trovato diversi di questi messaggi nella valanga di materiale tecnico ed informatico sequestrato. Messaggi che chiudevano le direttive con cui da Vicenza si davano disposizioni ai subordinati di vendere ad ogni costo le azioni dello stesso istituto a tutti coloro che chiedevano mutui, finanziamenti o aperture di credito. Un do ut des dal quale i clienti non potevano sottrarsi e, per la procura, quei messaggi sono la prova provata che tutti sapevano di stare commettendo qualcosa di non lecito.

Ed è in questo ambito che sono partiti altri cinque avvisi di garanzia per concorso in estorsione, uno dei quali ha raggiunto l'ex direttore generale della Banca popolare di Vicenza, Samuele Sorato. Un avviso di garanzia che consolida la teoria dei finanzieri coordinati dal procuratore capo Giuseppe Nicolosi e dalla sostituto Laura Canovai sull'esistenza di un metodo estorsivo approvato dai vertici della banca.

L'inchiesta era partita in seguito alla denuncia da parte di una quindicina di clienti che lamentavano appunto il fatto di essere stati costretti ad acquistare le azioni della BpVi, per vedere accolta la loro domanda di fido. Azioni pagate 62 euro e 50 centesimi e di colpo poi svalutate a 48 euro con una perdita secca di un quarto.

Il 10 dicembre scorso le perquisizioni nelle filiali della BpVi di via Valentini, Chiesanuova, via Roma e Montemurlo, oltre a quelle in Sant'Agostino a Pistoia, Agliana e Altopascio, con l'iscrizione nel registro degli indagati di undici funzionari. A distanza di due mesi sono partiti altri cinque avvisi di garanzia e uno di questi ha raggiunto direttamente l'ex direttore generale. Per tutti viene contestato sempre e solo il reato di concorso in estorsione.

Fino ad oggi, nella gran mole di documenti sequestrati e visionati sarebbero emersi solo riscontri positivi all'ipotesi di accusa sulla quale sta indagando la procura di Prato.

Ma perché quelle email dei dirigenti che finivano con l'ordine di distruggerle dopo averle lette non lo sono state? Probabilmente perché, secondo una ipotesi investigativa, anche il funzionario chiamato ad operare sul campo, ovvero a trattare direttamente con i clienti, voleva una pezza di appoggio, una prova che lui era solo un esecutore materiale.

La procura sta vagliando attentamente le posizioni individuali di ciascuno degli indagati e sta circoscrivendo la veste giuridica adeguata da appioppare a tutta la vicenda e a ciascuno dei protagonisti coinvolti.

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