Sicurezza
Si pensa a un “sindaco di Chinatown”
Ecco come si ridefiniscono gli equilibri all’interno della comunità cinese dopo la storica manifestazione di sabato
PRATO. Individuare e designare un rappresentante unico della comunità cinese, una sorta di “sindaco di Chinatown” che possa essere un interlocutore credibile nei confronti delle istituzioni e della società civile. È questo il prossimo passo che la comunità orientale di Prato si appresta a fare dopo la storica manifestazione di sabato che ha visto sfilare in corteo oltre duemila cinesi chiamati a raccolta dall’associazione Città del Cervo Bianco per chiedere protezione contro scippi e aggressioni.
Un progetto ancora embrionale, va detto, ma che potrebbe presto tradursi in fatti concreti. Intanto, rivela Stefano Jiang, portavoce del Cervo Bianco, è già stato fatto un incontro preliminare per appianare i contrasti tra le varie associazioni. Altri ne seguiranno e si potrebbe arrivare a quello che in oltre venti anni di immigrazione orientale non c’è finora mai stato: una sola voce che parli per tutta la comunità.
Il senso della protesta. Molti in queste ore si stanno interrogando sul significato da dare a quanto accaduto sabato mattina. L’impressione, confortata da pareri autorevoli, è che le dinamiche interne della comunità cinese di Prato siano più complicate di quanto possano apparire a una lettura superficiale. Stiamo assistendo a un rimescolamento degli equilibri interni. Gli ultimi arrivati, quelli del Cervo Bianco, puntano a ritagliarsi uno spazio nella comunità, inevitabilmente a scapito delle associazioni “storiche” (quella dell’Amicizia, quella del Fujian, quella del Commercio), tradizionalmente più legate al Consolato di Firenze. E lo fanno a colpi d’immagine: la pulizia delle strade nel Macrolotto zero, il sit in sulla sicurezza nella piazzetta dell’Immaginario, la manifestazione di sabato.
C’è una regia? Quando si muovono i cinesi c’è sempre qualcuno che sospetta che siano eterodiretti, cioè che ci sia una regia di Pechino tramite il consolato. E probabilmente in passato è stato spesso così. Stavolta però è accaduto qualcosa di diverso. I rappresentanti del Consolato non erano ufficialmente invitati sabato e non si sono fatti vedere. Le associazioni storiche hanno inviato rappresentanti ma di fatto sono state alla finestra. Bandiere e cibo sono stati offerti da alcune aziende orientali. Insomma, pare che il Cervo Bianco tenti di smarcarsi dalle logiche “diplomatiche”. «Non abbiamo niente contro il Consolato - spiega Stefano Jiang - ma siamo un po’ diversi dalle altre associazioni, che sono nate soprattutto per curare gli affari, fare soldi. Noi vogliamo mostrare l’immagine di Prato nel mondo, così magari vengono anche i turisti dalla Cina». Fin troppo filantropico come programma, anche perché non mancano le ombre.
Il peso del passato. Tutto è più complicato di come appare, si diceva. La dimostrazione è che due dei principali organizzatori della manifestazione di sabato sul tema della legalità hanno avuto o hanno qualche problema con la legalità. Stefano Jiang non fa mistero di essere stato coinvolto e indagato nell’inchiesta sui presunti favori dei poliziotti ai cinesi che costò la poltrona all’allora dirigente delle volanti, Fabio Pichierri, sei anni fa. E addirittura il segretario dell’associazione, quello che è andato in Questura a chiedere il permesso per il corteo, è un omicida che ha scontato una lunga condanna prima di ottenere la semilibertà. Poi ovviamente tutti devono essere giudicati per quello che fanno nel presente e non per gli sbagli che hanno fatto nel passato.
Prove di dialogo. Sabato è successa anche un’altra cosa notevole. Per la prima volta due manifestazioni, quella cinese e quella italiana, hanno provato a mescolarsi. In realtà erano pochissimi gli italiani in corteo la mattina insieme ai cinesi, e pochissimi gli orientali andati a solidarizzare con gli italiani contro lo spaccio di eroina in centro. Ma è comunque già qualcosa. «Sì, un piccolo passo avanti - commenta Stefano Jiang - in attesa di farne altri in futuro».
Ma prima bisognerà aspettare che vengano ridefiniti gli equilibri all’interno della comunità cinese. E magari che spunti finalmente un sindaco di Chinatown.
Paolo Nencioni
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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