Il Tirreno

Prato

In scena le maschere di Pirandello

In scena le maschere di Pirandello

Geppy Gleijeses e Marco Messeri presentano “L’uomo, la bestia e la virtù” da giovedì al Metastasio

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PRATO. E’ la prima volta che recitano a Prato. Eppure sono fra gli attori più applauditi nei teatri che hanno girato in largo e in lungo per l’Italia. Prato però mancava loro. Sono Geppy Gleijeses e Marco Messeri i due protagonisti, insieme a Marianella Bargilli, de “L’uomo, la bestia, la virtù” (regia Giuseppe Dipasquale) che andrà in scena al Metastasio da giovedì 11 fino a domenica 14 febbraio (feriali ore 21, festivi ore 16). Dopo lo strepitoso successo di un classico del teatro come “Il sindaco del rione Sanità” con protagonista Eros Pagni da dieci e lode tocca ora ad un altro grande drammaturgo essere protagonista al Met: Luigi Pirandello. E a portarlo in scena è la compagnia di Geppy Gleijeses un attore che ha recitato i più grandi autori da Oscar Wilde a De Filippo, da Viviani a Ruccello. Tra l’altro l’attore ha avuto la fortuna di incontrare Eduardo. Aveva 17 anni e dal drammaturgo napoletano ha appreso tanto.

«Il teatro? E’ la mia vita – confida Gleijeses - Ne dirigo uno e poi ho una compagnia mia. Questa è la prima volta che sono a Prato in veste di attore. In città ero già stato, dato che qui c’era un mio compagno di scuola. A dire il vero una volta ho anche recitato qui, ma ero un ragazzino. Da allora più nulla. Le dirò di più – aggiunge l’attore - io sono legato alla Toscana e in particolare a Firenze. La mia prima volta alla Pergola fu 35 anni fa. Ed è un caso particolare questo dell’opera di Pirandello che a novembre è stata ospitata dal teatro fiorentino e che dopo pochi mesi sbarca a Prato. Di solito uno spettacolo che arriva a Firenze non va anche a Prato. La commedia pirandelliana – prosegue l’artista - sta riscuotendo il tutto esaurito e spero sia così pure al Met. Non conosco il pubblico del posto ma i colleghi mi hanno detto essere un pubblico competente e sono curioso di sperimentarlo». Poi Geppy Gleijeses si sofferma a parlare del testo. «La commedia in questione – spiega – ha come le altre il pallino di Pirandello ovvero quello di mettere alla berlina la morale borghese, quella maschera civile che ci mettiamo. Dove conta l’apparire e non l’essere. “L’uomo, la bestia e la virtù” venne scritta nel 1919 e non fu presa molto bene dal pubblico. Si tratta di un testo dirompente, meraviglioso, divertente e in profondità anche inquietante. Pirandello è un grande e non si finisce mai di capirlo».

Anche Messeri calca per la prima volta le tavole di un palcoscenico pratese. «Perché? Non mi hanno mai invitato – risponde Messeri – E’ dunque il mio battesimo pratese». Poi con la simpatia che lo contraddistingue risponde alle domande del cronista: «Ho accettato il ruolo del capitano, questa proposta indecente. La reputo un’avventura nuova. Sono un capitano-cinghiale e ho letto sulla stampa che in Toscana ci sono 500mila cinghiali. Beh, io sono il 500milaunesimo - scherza l’attore - Nella seconda parte dello spettacolo ci sarà un duello affascinante ed estenuante fra me e Paolino. Un genere di teatro che non avevo mai fatto. Una scommessa vinta».

Azelio Biagioni

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