Il Tirreno

Prato

Gli orientali ora pensano a un "sindaco di Chinatown"

di Paolo Nencioni
Un momento della manifestazione del 6 febbraio (foto Batavia)
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Un momento della manifestazione del 6 febbraio (foto Batavia)

Sta prendendo forma il progetto di nominare un rappresentante unico della comunità. Ecco come cambiano gli equilibri al suo interno dopo l'irruzione sulla scena della Città del Cervo Bianco

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PRATO. Individuare e designare un rappresentante unico della comunità cinese, una sorta di “sindaco di Chinatown” che possa essere un interlocutore credibile nei confronti delle istituzioni e della società civile. È questo il prossimo passo che la comunità orientale di Prato si appresta a fare dopo la storica manifestazione di sabato 6 febbraio che ha visto sfilare in corteo oltre duemila cinesi chiamati a raccolta dall’associazione Città del Cervo Bianco per chiedere protezione contro scippi e aggressioni. Un progetto ancora embrionale, va detto, ma che potrebbe presto tradursi in fatti concreti. Intanto, rivela Stefano Jiang, portavoce del Cervo Bianco, è già stato fatto un incontro preliminare per appianare i contrasti tra le varie associazioni. Altri ne seguiranno e si potrebbe arrivare a quello che in oltre venti anni di immigrazione orientale non c’è finora mai stato: una sola voce che parli per tutta la comunità.

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Il senso della protesta. Molti in queste ore si stanno interrogando sul significato da dare a quanto accaduto sabato mattina. L’impressione, confortata da pareri autorevoli, è che le dinamiche interne della comunità cinese di Prato siano più complicate di quanto possano apparire a una lettura superficiale. Stiamo assistendo a un rimescolamento degli equilibri interni. Gli ultimi arrivati, quelli del Cervo Bianco, puntano a ritagliarsi uno spazio nella comunità, inevitabilmente a scapito delle associazioni “storiche” (quella dell’Amicizia, quella del Fujian, quella del Commercio), tradizionalmente più legate al Consolato di Firenze. E lo fanno a colpi d’immagine: la pulizia delle strade nel Macrolotto zero, il sit in sulla sicurezza nella piazzetta dell’Immaginario, la manifestazione di sabato.

C’è una regia? Quando si muovono i cinesi c’è sempre qualcuno che sospetta che siano eterodiretti, cioè che ci sia una regia di Pechino tramite il consolato. E probabilmente in passato è stato spesso così. Stavolta però è accaduto qualcosa di diverso. I rappresentanti del Consolato non erano ufficialmente invitati sabato e non si sono fatti vedere. Le associazioni storiche hanno inviato rappresentanti ma di fatto sono state alla finestra. Bandiere e cibo sono stati offerti da alcune aziende orientali. Insomma, pare che il Cervo Bianco tenti di smarcarsi dalle logiche “diplomatiche”. «Non abbiamo niente contro il Consolato - spiega Stefano Jiang - ma siamo un po’ diversi dalle altre associazioni, che sono nate soprattutto per curare gli affari, fare soldi. Noi vogliamo mostrare l’immagine di Prato nel mondo, così magari vengono anche i turisti dalla Cina». Fin troppo filantropico come programma, anche perché non mancano le ombre.

Il peso del passato. Tutto è più complicato di come appare, si diceva. La dimostrazione è che due dei principali organizzatori della manifestazione di sabato sul tema della legalità hanno avuto o hanno qualche problema con la legalità. Stefano Jiang non fa mistero di essere stato coinvolto e indagato nell’inchiesta sui presunti favori dei poliziotti ai cinesi che costò la poltrona all’allora dirigente delle volanti, Fabio Pichierri, sei anni fa. E addirittura il segretario dell’associazione, quello che è andato in Questura a chiedere il permesso per il corteo, è un omicida che ha scontato una lunga condanna prima di ottenere la semilibertà. Poi ovviamente tutti devono essere giudicati per quello che fanno nel presente e non per gli sbagli che hanno fatto nel passato.

Prove di dialogo. Sabato è successa anche un’altra cosa notevole. Per la prima volta due manifestazioni, quella cinese e quella italiana, hanno provato a mescolarsi. In realtà erano pochissimi gli italiani in corteo la mattina insieme ai cinesi, e pochissimi gli orientali andati a solidarizzare con gli italiani contro lo spaccio di eroina in centro. Ma è comunque già qualcosa. «Sì, un piccolo passo avanti - commenta Stefano Jiang - in attesa di farne altri in futuro». Ma prima bisognerà aspettare che vengano ridefiniti gli equilibri all’interno della comunità cinese. E magari che spunti finalmente un sindaco di Chinatown.
 

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