Proteste
«Chiedono diritti perché stanno al gioco»
Cardini: giusto far votare gli stranieri alle amministrative, ora però risolviamo il problema degli scippi
PRATO. Lo storico Franco Cardini è uno di quelli che pensano che i cinesi siano eterodiretti. «Difficile pensare alle manifestazioni spontanee, ma è anche inutile dire che ci stanno invadendo, dobbiamo capire che viviamo un momento di forti cambiamenti e che le barriere non funzionano più».
Dunque che significato possiamo dare alla manifestazione di sabato dei cinesi?
«Il significato è che nella mentalità cinese c’è stata una maturazione e lo capiscono anche a Pechino. Quando gli stranieri cominciano a chiedere diritti significa che capiscono che devono stare al gioco e rispettare le regole di chi li ospita, che vogliono essere contati, che lo accettano».
C’è comunque un problema di rappresentanza. Secondo lei è giusto che uno straniero possa votare alle elezioni amministrative?
«Se uno è in regola e contribuisce alla ricchezza del paese dove vive, non vedo perché non possa votare alle amministrative. Diverso è il discorso delle elezioni politiche, dove sono in ballo altri valori. E comunque a chi teme che tra 50 o 100 anni gli stranieri saranno maggioranza posso rispondere che non sarà così: appena cominciano a star bene cala il tasso di natalità e cambia il modo di vivere. Non dico in meglio o in peggio, ma cambia».
Lei vive questa città. Pensa che l’integrazione italo-cinese abbia fatto progressi?
«Ci sono ancora tanti problemi, ma qualcosa è cambiato. Ora la comunità cinese è assediata dagli scippatori e intanto bisognerebbe risolvere questa cosa. Prato non è New York, sono convinto che questo problema si possa risolvere, che la Prefettura e le forze dell’ordine abbiano le risorse per farlo. Partiamo da questa piccola cosa: non si può accettare che si arrivi alla giustizia sommaria». (p.n.)
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