Attenzione
Crac Sasch, ecco come Cenni potrebbe cavarsela
L’ex sindaco propone una transazione alla curatela del fallimento: esborso inferiore ai due milioni e pena patteggiata a due anni con la condizionale
PRATO. Pronti, attenti, rinvio. È subito slittato al prossimo 9 maggio il processo per il crac della Sasch, che vede imputato l'ex sindaco Roberto Cenni per bancarotta fraudolenta dopo il fallimento del gruppo che aveva fatto le sue fortune. A far scattare il rinvio è stata una richiesta presentata dall'avvocato difensore di Cenni, Manuele Ciappi. La difesa ha rappresentato al tribunale e al pubblico ministero Antonio Sangermano che è in corso una transazione tra Cenni e la curatela fallimentare per risarcire almeno in parte i creditori. L'esborso sarebbe compreso tra uno e due milioni di euro. In attesa dunque che la transazione si perfezioni, il processo è slittato. Se l'accordo verrà raggiunto, la Procura darà il via libera al patteggiamento anche per Cenni, che era stato respinto all'udienza preliminare dello scorso 22 luglio.
Insieme a Cenni sono imputati nel processo il figlio Giacomo Cenni, il commercialista Annibale Viscomi e il figlio Fabrizio Viscomi, Antonio Compagna e Carlo Mencaroni. Altri nove imputati hanno ottenuto di poter patteggiare la pena. Si tratta di Mario Pacetti, già braccio destro di Cenni nella Sasch, Giuseppe, Gianluca e Giacomo Giovannelli, i soci storici di Roberto Cenni nel Gruppo Sasch; Antonio Rosati, cognato di Roberto Cenni; l'amministratore Riccardo Serravalle; i sindaci revisori Andrea Pasquinelli e Luca Porciani; l'amministratore Michele Tardi.
A conti fatti, dunque, Roberto Cenni potrebbe cavarsela con un esborso inferiore ai due milioni di euro, attinti dal suo patrimonio personale, cui seguirebbe una condanna patteggiata a due anni con la sospensione condizionale della pena. Un esito che forse in molti non avevano previsto quando, alla vigilia di Natale 2011, la notizia dell’inchiesta sull’allora sindaco di Prato, il primo di centrodestra dopo oltre mezzo secolo di dominio incontrastato della sinistra, piombò come un macigno sugli ambienti politici pratesi e sulla carriera del primo cittadino, che però ha terminato il mandato e ha avuto anche il tempo di ricandidarsi prima che le lunghissime indagini preliminari fossero chiuse.
La curatela del fallimento del Gruppo Sasch ha quantificato il danno per i creditori intorno ai 100 milioni di euro. Come potrà dunque uscirne Roberto Cenni pagando meno di due milioni? Potrà farlo se lo vorranno i creditori. L’ultima parola sulla transazione in corso spetta infatti al comitato dei creditori, che dovranno fare due calcoli. È vero che a loro spetta molto di più, anche dallo stesso Cenni, ma potrebbero valutare che quanto viene offerto è sempre meglio di niente.
Paolo Nencioni
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