Sicurezza
Cordata di imprenditori interessata all’ex Bigagli
Prato, preliminare di acquisto firmato per costruire strutture sanitarie e commerciali, il contratto sarà perfezionato entro maggio. Intanto i capannoni sono stati ripuliti
PRATO. Il preliminare d’acquisto è stato firmato. E’ questione di mesi e l’area dell’officine ex Bigagli, in via Ferraris, quell’ammasso di capannoni all’amianto che tante proteste ha scatenato, passerà di mano. Una cordata di imprenditori pratesi, molto attivi nel campo immobiliare, è interessata ad acquistare il lotto di proprietà della società Invest 2005 srl di Pistoia. Se l’operazione andrà in porto un’area degradata, utilizzata negli ultimi anni come discarica, scomparirà.
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L’intenzione degli acquirenti è quella di abbattere le strutture industriali fatiscenti e pericolose (non solo le coperture dei capannoni ma anche i muri sono stati costruiti col cemento amianto) e di realizzare un complesso ex novo composto da una parte ci commerciale e per il resto strutture sanitarie: in particolare servizi di assistenza per persone anziane. Un investimento milionario, che prevede di procedere per lotti successivi e solo per il primo occorreranno sette milioni di euro. Scelta non casuale, quella dei servizi sanitari, che potrebbe garantire una procedura snella anche dal punto di vista dell’iter urbanistico: infatti, sulla base delle destinazioni d’uso previste dal regolamento urbanistico firmato da Sechi, l’area di via Ferraris è già a servizi.
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Tempo altri tre mesi (fino a maggio) e il contratto di compravendita sarà perfezionato. La volontà c’è, resta un incognita: la disponibilità del Comune a far marciare con speditezza, fino all’approvazione, il progetto di massima. Il ragionamento è semplice: visto che l’investimento è importante, la cordata di imprenditori inizierà i lavori solo quando la situazione, anche dal punto di vista burocratico, sarà chiara. Se questa condizione si realizzerà, l’intervento sull’area partirà con abbattimento, bonifica e smaltimento delle strutture esistenti. Ed è qui che si apre l’altro, complicato capitolo dell’area ex Bigagli: quello del risanamento.
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Arpat, su input del Comune, ha eliminato i rifiuti pericolosi accatastati all’interno dei capannoni che oggi sono puliti. Restano alcuni vetri rotti nell’ex guardiola, alcuni bidoni di plastica vuoti in un angolo di un magazzini e fuori, su retro, alcuni sanitari abbandonati. Decisamente meglio di prima anche se per raggiungere il risultato c’è voluto quasi un anno. I capannoni, fin dal 2010 sono stati utilizzati come ricettacolo di rifiuti, più o meno ingombranti (rottami di auto e moto, diversi elettrodomestici), più o meno tossici: bidoni di vernici abbandonati, pezzi di copertura di eternit lasciati all’aria. La situazione è precipitata con la tempesta di vento del 5 marzo dell’anno scorso. Ed è qui che è entrato in campo il settore ambiente del Comune: «Pezzi di eternit - spiega l’assessore all’Ambiente Filippo Alessi - volarono fin nei giardinetti a poca distanza. Ovvio che ci mobilitammo per recuperare e mettere in sicurezza».
Questione difficile: l’area ex Bigagli è privata ed è sottoposta ad ipoteca. Per costringere i proprietari a intervenire il 12 marzo 2015 venne emessa addirittura un’ordinanza sindacale - «fatto più unico che raro - afferma Alessi - su un’area privata» - con la quale si intimava la bonifica. Da contatti tra Comune e proprietà fu chiaro che la società Invest 2005 non avrebbe mai potuto affrontare una spesa di circa 250.000 per eliminare l’amianto. «Hanno invece garantito e portato a termine - prosegue Alessi - lo smaltimento dei rifiuti non tossiciaccumulati». L’ultimo passaggio è ancora da scrivere: se l’area passerà di mano la bonifica la faranno i nuovi proprietari. «Altrimenti - conclude Alessi - toccherà a noi usare i soldi pubblici». Entro l’estate.
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