Sicurezza
Tre condanne per la rapina al gioielliere
I banditi furono arrestati dalla squadra mobile dopo l'aggressione al titolare di un "compro oro" che stava sistemando la merce nel garage
PRATO. Sono arrivate tre condanne, come previsto, a carico di altrettanti imputati nel processo per la rapina di cui il 21 marzo dell’anno scorso in viale della Repubblica furono vittima il titolare di un “compro oro” e un suo dipendente.Davanti al giudice Angela Fantechi sono comparsi Gianpaolo Fiore, Antonio Leto e Davide Romano, difesi dagli avvocati Carlotta Taiti, Francesco Del Pasqua e Barbara Mercuri. I tre, che erano stati arrestati in flagranza dalla squadra mobile di Firenze, sono stati giudicati col rito abbreviato.
La pena più alta è toccata a Leto, 6 anni, mentre Gianpaolo Fiore è stato condannato a 5 anni e Davide Romano a 4 anni e 8 mesi. Le richieste del pubblico ministero Francesco Sottosanti (ma il fascicolo è del sostituto Laura Canovai) erano state un po’ più pesanti: 8 anni per Leto e Fiore, 6 anni per Romano. A quest’ultimo sono state riconosciute le attenuanti generiche perché fin dall’inizio aveva ammesso le sue responsabilità. La differenza di pena tra i tre imputati va addebitata anche al loro casellario giudiziale, vale a dire ai precedenti penali.
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La rapina del 21 marzo 2015 era avvenuta in serata, mentre il titolare del “compro oro” stava mettendo a posto la merce nel garage della sua abitazione dietro al bar “Tazza d’oro” dopo una giornata di lavoro. I tre, armati di pistola, minacciarono il gioielliere e lo immobilizzarono usando fascette di plastica, ma al momento di allontanarsi si trovarono di fronte quattro poliziotti della squadra mobile di Firenze che erano appena usciti dalla vicina Questura dopo una riunione coi colleghi pratesi. Fu solo grazie alla prontezza di spirito dei poliziotti se le cose non si misero ancora peggio, perché uno dei tre rapinatori, raccontò poi la polizia, nel corso della colluttazione con uno dei poliziotti lasciò cadere a terra una 357 magnum col colpo in canna.
Gianpaolo Fiore è figlio di Virgilio Fiore, uno dei nomi di spicco di quella che fu l’Anonima sarda, già coinvolto nei sequestri Del Tongo e Cianchi a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta. Nei mesi scorsi Gianpaolo Fiore era stato assolto, per mancanza di querela, dall’accusa di aver minacciato un paio di poliziotti dopo un controllo.
Antonio Leto invece è conosciuto anche come Tony Amato: è questo il nome d’arte che aveva scelto per la sua carriera di cantante neomelodico, con una certa fortuna in ambito locale.Davide Romano era e resta agli arresti domiciliari, mentre Fiore e Leto sono ancora in custodia cautelare in carcere. I loro avvocati hanno presentato un’istanza di scarcerazione, in attesa del processo d’appello e il giudice Fantechi si è riservato la decisione. Anche il pm d’udienza Boscagli si è riservato di depositare il parere della Procura sull’istanza.
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