Sicurezza
I professori agli studenti «Aiutate chi si droga»
Assemblea all’Istituto Datini dopo il servizio de “Le Iene” sull’eroina in centro L’ex organizzatore della Palla Grossa: «Il comandante dei vigili doveva dimettersi»
PRATO. Il filmato choc de “Le Iene” non li ha scomposti più di tanto, avendo consapevolezza del fenomeno. Ma di certo quei ragazzi, quelli che vanno a comprare l’eroina nella zona del Serraglio per fumarsela o, peggio ancora, iniettarsela, potrebbero essere dei loro compagni di classe. La droga è droga, pesante o leggera che sia. «Quando un coetaneo fuma uno spinello in bagno è impossibile non accorgersene. Se ne accorgono anche i professori». Mentre lo racconta Lorenzo, studente dell’indirizzo alberghiero del “Datini”, guarda un filmato che stanno proiettando nell’auditorium della scuola. Non è quello de “Le Iene” ma è un altro pugno nello stomaco. Mostra un giovane australiano che si è bruciato la capacità di eloquio dopo aver assunto ecstacy. E’ un’ora di lezione diversa quella cui hanno partecipato mille studenti delle classi terze, quarte e quinte del “Datini”. «Quest’assemblea era già stata calendarizzata prima della puntata de "Le Iene" dedicata alla droga a Prato» spiega Alberto Boretti, rappresentante di istituto.«Avremmo voluto come ospite anche qualcuno del Sert ma non è stato possibile», ammette Boretti. A scaldare la platea dei ragazzi pensano intanto Claudio Belgiorno, organizzatore di eventi, i dj Riccardo Belli e Ruben Mandolini, Lorenzo Tinagli e Filippo Balugani impegnati rispettivamente su due schieramenti politici contrapposti, Federazione degli Studenti (sinistra) e Gioventù Nazionale, movimento giovanile di Fratelli d'Italia (destra). «Cosa fanno le forze dell’ordine a Prato?», urla dalla platea una ragazza mentre Belgiorno torna su alcune scene del filmato de “Le Iene”. «In un paese normale - chiosa - il comandante della polizia municipale si sarebbe dimesso». Se Balugani difende il ruolo della scuola come strumento di prevenzione delle dipendenze («Il Governo dovrebbe pensare a fare più opera di sensibilizzazione piuttosto che alle teorie gender»), Tinagli guarda con favore alla legalizzazione delle droghe leggere ben sapendo che «non può essere questa la strada per risolvere il problema dello spaccio e del consumo». E poi in prima fila ci sono loro, gli insegnanti. Come Marcello Contento, prof precario di diritto. Arriva da Alcamo, una realtà “difficile” della Sicilia. E quindi a maggior ragione si sente “in trincea”. «Non possiamo demandare sempre agli altri, anche noi come scuola dobbiamo assumerci un po' di responsabilità. Se abbiamo un compagno in difficoltà - ha detto - non deridiamolo ma cerchiamo di parlarci». Gli fa eco la collega, Valentina Surico, prof di lettere che abita in centro. «Ci stiamo interrogando molto in classe sul perché a Prato non si riesca a risolvere il problema dello spaccio e della droga». E i sospetti che gli studenti possano ricorrere a stupefacenti non mancano. «La difficoltà - ricorda l'insegnante - spesso sta nel coinvolgere le famiglie perché si attivino prontamente».
Maria Lardara
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