Sicurezza
Archiviate le accuse di falso a due giudici del Tribunale
PRATO. È stato archiviato il procedimento penale a carico dei giudici Giulio Fanales e Monica Jacqueline Magi, che erano indagati a Genova con l’accusa di falso ideologico per aver attestato la...
PRATO. È stato archiviato il procedimento penale a carico dei giudici Giulio Fanales e Monica Jacqueline Magi, che erano indagati a Genova con l’accusa di falso ideologico per aver attestato la presenza della collega Cristina Mancini nella redazione di un decreto di liquidazione del compenso a un commissario giudiziale impegnato nelle procedure di sequestro a carico del cosiddetto “clan Terracciano”.
A decidere l’archiviazione è stato il giudice Devoto, presidente della sezione Gip del Tribunale di Genova, su richiesta del pubblico ministero Terrile.
Il caso era nato a ottobre, quando il presidente del Tribunale di Prato, dove i due magistrati prestavano servizio, trasmise a Genova (competente per le indagini sui magistrati del distretto toscano) una segnalazione sul presunto falso.
Il presidente Pisano aveva avuto il sospetto che i due giudici avessero attestato la presenza della collega durante la formazione dell’atto anche se questa non era presente-
Magi e Fanales, difesi dagli avvocati Giovanni Mati, Mauro Cini e Bellucci, protestarono subito la loro innocenza.
Dopo l’apertura del fascicolo i due sono stati sentiti dal pubblico ministero Terrile e hanno inviato anche memorie difensive scritte. Al termine della rapida indagine il pubblico ministero è giunto alla conclusione che nessuna irregolarità era stata commessa ed è stato lui stesso a chiedere l’archiviazione del procedimento, poi disposta dal gip.
Nel frattempo Giulio Fanales ha ottenuto il trasferimento a Milano e Monica Magi si è trasferita a Pistoia. Quella segnalazione, però, ha prodotto effetti concreti perché Monica Magi è stata costretta ad astenersi nel processo per le tre donne annegate nel sottopasso di via Ciulli (ottobre 2010), processo già gravato di ritardi e che ancora non ha visto la conclusione.
Paolo Nencioni
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