Il Tirreno

Prato

Teresa Moda, richieste milionarie

Le parti civili quantificano il risarcimento. La Cgil: «Dove sono gli industriali?»

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PRATO. Hanno chiesto danni per alcuni milioni di euro le parti civili nel processo a carico dei fratelli Giacomo e Massimo Pellegrini e della loro società, l’immobiliare Mgf srl, in relazione all’incendio nel quale, il 1° dicembre 2013, morirono sette operai cinesi all’interno della confezione Teresa Moda di via Toscana.

L’udienza davanti al giudice Giulio Fanales è durata alcune ore al secondo piano del Palazzo di giustizia e precede quella di oggi, nella quale la parola spetterà alla difesa, dopo che il pubblico ministero Lorenzo Gestri aveva chiesto una condanna a quattro anni e 10 mesi per i due proprietari dell’immobile.

La richiesta più onerosa è arrivata dall’avvocato Quartararo che rappresenta l’Inail: un milione e 800.000 euro per le cifre già liquidate ai parenti dei sette operai morti e all’unico sopravvissuto e 200.000 euro per pareri e consulenze.

Stefania Logli, che rappresenta il Comune di Prato, chiedendo un risarcimento di 20.000 euro non ha fatto sconti agli imputati. «Alcuni professionisti - ha detto - hanno gettato un’ombra sulla città e per questo devono rifondere il danno d’immagine. Hanno incassato gli affitti senza sostenere le spese necessarie per operare nella legalità».

Centomila euro la richiesta fatta per conto della Camera del lavoro Cgil dall’avvocato Alessandro Gattai, che ha lanciato una frecciata agli industriali: «In questo processo le parti civili sono poche, non troppe. Rilevo l’assenza dell’Unione industriale, perché in fondo la concorrenza sleale danneggia anche loro».

«Il giorno dopo l’incendio - ha aggiunto Gattai - la gente veniva a chiederci dov’era il sindacato, ma io mi chiedo, anche ammesso che ci facciano entrare in certe fabbriche, con chi avrebbe dovuto trattare il sindacato? Con una prostituta romana? (la prestanome dei veri proprietari, mai rintracciata, ndr)».

Centomila euro sono stati chiesti anche da Andrea Logli per conto della Cisl, mentre Vittorio Simoncelli per la Uil ha chiesto addirittura mezzo milione (aggiungendo che si tratta di una richiesta provocatoria). Il resto è stato chiesto dalle parti civili dei familiari.

Paolo Nencioni

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