Proteste
Spaccio, Biffoni dice la sua
Dopo il servizio delle “Iene”: «Ecco cosa facciamo per liberare il centro»
PRATO. La lotta allo spaccio è uno dei motivi per cui mi sono candidato, ma bloccare il flusso degli stupefacenti spetta allo Stato e alle forze dell'ordine. Sono due concetti espressi dal sindaco Matteo Biffoni intervenuto nel dibattito che da domenica sera infuria in città dopo il servizio della trasmissione "Le Iene" sullo spaccio di eroina nel centro storico, 13 minuti nei quali si racconta la vita dei tossicodipendenti e l’attività degli spacciatori tra via Magnolfi e via Santo Stefano, dietro al Duomo.
«La rappresentazione del fenomeno dello spaccio e del consumo di droga mandata in onda dal programma "Le iene" la conosciamo bene - scrive Biffoni - anche perché è un problema che si protrae da svariati anni. E sono io quello più arrabbiato, indignato e addolorato per il servizio messo in onda. Proprio i contenuti del servizio sono stati uno dei motivi che nel 2014 mi hanno spinto alla candidatura a sindaco e su questa realtà i residenti della zona mi informano tutti i giorni, perciò non dobbiamo certo attendere la Tv per sapere cosa accade. Oltretutto, il servizio risale a qualche mese fa (il 5 novembre, ndr) e da allora, senza che ce lo dovesse dire nessuno, siamo intervenuti con molte iniziative amministrative e di repressione. Rispetto alle informazioni datate messe in onda dalle Iene, potrei fare un lungo elenco delle cose fatte nel frattempo. Ne voglio ricordare qualcuna. Abbiamo reso inaccessibile il bastione di fronte al parcheggio del Serraglio, che era luogo di ritrovo di spacciatori e consumatori di droga. Abbiamo chiuso, con ordinanza, il minimarket di via Santa Margherita dentro cui si nascondeva una piccola centrale dello spaccio, e decine sono stati i blitz e i controlli effettuati anche dalla polizia municipale».
Biffoni ricorda anche l’attività degli operatori di strada, «che ha permesso una mappatura piuttosto precisa del numero dei consumatori di droga e ha consentito la presa in carico di decine di loro per avviarli alla cura e al recupero», e promette che insisterà.
Il Comune, intanto, con il nuovo regolamento sul commercio, che sarà adottato nelle prossime settimane, metterà in campo anche incentivi per l’apertura di negozi di qualità nell’area interessata dal fenomeno droga. «Anche limitare e impedire l’apertura di attività commerciali di bassa qualità, come quella del negozio che abbiamo fatto chiudere con ordinanza, è una misura che può contribuire ad arginare e sconfiggere il problema droga» dice il sindaco. «Per questo puntiamo all’apertura di negozi di qualità, capaci di attrarre cittadini e clienti e, quindi, capaci di presidiare naturalmente quella fetta di centro storico». C’è poi la questione del ruolo della polizia municipale, che da più parti si vorrebbe più impegnata nel contrasto dello spaccio. «La polizia municipale - afferma Biffoni - ha compiti diversi da quelli attribuiti alle forze dell’ordine, ma ciò non toglie che la presenza e i controlli serrati dei vigili urbani siano uno strumento che possono contribuire a trasmettere sicurezza ai cittadini e a contrastare il fenomeno. Per questo continueremo su questa linea e, laddove possibile, incrementeremo le operazioni».
Di pari passo continua il confronto con la Prefettura e le forze dell’ordine. «Su questo tema - ricorda Biffoni - ci sentiamo continuamente e ci incontriamo a cadenze regolari. Abbiamo sempre chiesto di intervenire con decisione, per contrastare in ogni modo il fenomeno dello spaccio. E anche su questo insisteremo. Le azioni di contrasto sono indispensabili e devono essere costanti, vorrei dire asfissianti. E come Anci abbiamo chiesto e continueremo a chiedere al ministro dell’interno Alfano di intervenire sulle norme relative a questo tema».
Ma il sindaco avverte anche che il primo intervento contro lo spaccio non spetta al Comune. «La lotta all’illegalità - dice Biffoni - è un compito che spetta allo Stato e bloccare il flusso di sostanze stupefacenti deve essere il principale obiettivo del lavoro delle forze dell’ordine. E non mi interessa trovare nessuna scusa o prendere tempo. Questa rabbia, anzi, mi spinge verso un impegno ancora maggiore, perché è una situazione non tollerabile. Non mi fermerò finché non si troverà una soluzione».
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