Il Tirreno

Prato

Ecco perché i piccoli spacciatori non possono rimanere in carcere

di Paolo Nencioni
La stazione di Porta al Serraglio: qui arrivano ogni giorno decine di tossicodipendenti
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La stazione di Porta al Serraglio: qui arrivano ogni giorno decine di tossicodipendenti

Non è un capriccio di poliziotti o giudici: le norme del Codice di procedura penale e le modifiche alla legge sulla droga hanno reso estremamente difficile la custodia cautelare

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PRATO. Molti si chiedono, in queste ore di rinnovato dibattito sullo spaccio di droga in centro, perché non si riesce a tenere in carcere che viene sorpreso a spacciare sostanze stupefacenti. Codice alla mano, si può dire che non si tratta di cattiva volontà delle forze dell’ordine o di un capriccio di pubblici ministeri e giudici. Semplicemente il “combinato disposto” tra il Codice di procedura penale e le modifiche apportate alla legge sulla droga (309/90) non lo consente, o lo rende estremamente difficile.

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Il Codice, all’articolo 280, prevede che la custodia cautelare in carcere può essere disposta solo per delitti, consumati o tentati, per i quali sia prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni. Allo stesso tempo la modifica alla legge sulla droga ha previsto che nei casi di lieve entità la pena oscilla tra 6 mesi e 4 anni, dunque niente carcere. Il piccolo spacciatore (quello che nasconde una singola dose in bocca) viene arrestato in flagranza, passa una notte in camera di sicurezza e il giorno dopo il giudice è costretto a scarcerarlo. E se viene nuovamente arrestato nel giro di pochi giorni? Potrebbe finire in carcere, ma bisogna dimostrare la continuazione tra i due reati, che non è semplice. Non bastasse questo, l’articolo 275 del Codice di procedura penale prevede che non si può applicare la custodia in carcere se il giudice ritiene che, all'esito del giudizio, la pena detentiva da eseguire non sarà superiore a tre anni, cioè nella maggior parte dei casi di piccolo spaccio. Insomma, è più facile che un cammello passi dalla cruna dell’ago piuttosto che il piccolo spacciatore vada in gattabuia.

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Certo poi le singole denunce si cumulano e alla fine dovrebbe arrivare la condanna, ma gli attuali tempi della giustizia italiana fanno dormire sonni tranquilli agli “spaccini”. Gente che, oltretutto, vive alla giornata e magari tra un anno venderà la solita roba a Marsiglia o a Berlino. Il capo della squadra mobile Francesco Nannucci avvertiva del pericolo già nel luglio del 2014, quando fu modificata la legge sulla droga. Da allora nulla è cambiato, e forse è per questo che i piccoli spacciatori si sono fatti più spavaldi: sanno che rischiano veramente poco.

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