La manifestazione
Nuti maltrattato, accuse al badante
Trentottenne intimato a non avvicinarsi all’attore dopo la denuncia del sostituto. E lui scrive un biglietto: «Ho paura»
PRATO. Dal settembre del 2006, dopo l’incidente che lo ha ridotto su una sedia a rotelle, Francesco Nuti ha evidenti difficoltà a parlare, ma quando nei giorni scorsi si è trovato davanti ai sostituti procuratori Antonio Sangermano e Valentina Cosci si è fatto intendere senza possibilità di equivoci. E ha confermato scrivendo un biglietto e con eloquenti gesti del corpo quello che i due magistrati sospettavano in seguito a una denuncia presentata dall’amministratore di sostegno del noto attore e regista, e cioè che il suo badante georgiano, Iason Shavgulidze, 38 anni, lo aveva maltrattato.
Per questo giovedì all’uomo è stato notificato dall’ufficio del gip Francesco Pallini il divieto di avvicinarsi a Nuti e alla sua abitazione di Narnali.
Il trentottenne georgiano è accusato di maltrattamenti aggravati. In particolare, hanno spiegato gli inquirenti, gli si contesta di aver colpito più volte Nuti con schiaffi in faccia, sul collo e sulla nuca. Di averlo obbligato con la violenza a ingurgitare il cibo che aveva sputato o vomitato (Nuti ha difficoltà a deglutire), di averlo fatto bere a forza provocandogli segni sul naso, di averlo preso dalla sedia a rotelle gettandolo sul letto senza preoccuparsi delle sue condizioni, di non aver curato come doveva l’igiene del suo assistito. Insomma, maltrattamenti fisici e umiliazioni morali (che spesso fanno più male degli schiaffi) simili a quelle descritte qualche mese fa nell’ambito dell’inchiesta sulle botte prese dagli anziani ospiti della casa di riposo di Narnali, che è a un tiro di schioppo dalla casa di Francesco Nuti, ma questa è davvero solo una coincidenza.
Le indagini che i sostituti Sangermano e Cosci hanno affidato ai carabinieri sono durate 23 giorni, dal 5 al 28 gennaio, quando è stata notificata la misura cautelare all’indagato. Si è voluto far presto, ha spiegato il procuratore capo Giuseppe Nicolosi, perché bisognava evitare che Nuti potesse trovarsi di nuovo faccia a faccia col suo ormai ex badante. Anche se è chiaro che i familiari dell’attore non glielo avrebbero consentito.
A far scattare le indagini è stato Patrick, il sostituto badante, un giovane originario del Burundi che è stato assunto dalla famiglia Nuti per prendere il posto del georgiano durante la sua assenza di un mese, dal 28 dicembre al 28 gennaio. Il giovane africano ha frequentato la casa di via Bligny dal 23 dicembre e si è reso conto che c’era qualcosa che non andava. Dice di aver assistito ai maltrattamenti e per questo ha deciso di scrivere su Facebook alla nipote di Nuti, Margherita, raccontandole quello che stava succedendo. La nipote ha avvertito il fratello di Nuti, Giovanni, che a sua volta ha informato l’amministratore di sostegno, Giustino Minocchi. La denuncia nei confronti del georgiano è stata depositata il 5 gennaio e l’indagine, come detto, è stata molto rapida.
I sostituti Sangermano e Cosci, oltre ad ascoltare i familiari dell’attore e il sostituto badante, hanno voluto ascoltare la versione della vittima del reato, che si potrebbe riassumere in due parole: ho paura.
Sono quelle che Francesco Nuti ha scritto su un biglietto al termine del colloquio col sostituto Sangermano, dopo aver risposto a gesti alle domande del magistrato.
Il giudice Pallini si è anche fatto lo scrupolo di accertare se per caso il sostituto badante non volesse calunniare l’altro per prenderne il posto, arrivando alla conclusione opposta. Lo proverebbe il fatto che Patrick consiglia alla nipote di Nuti di piazzare delle telecamere in casa: “Vi prego, mettete due telecamere, dopo due settimane guardate quanto succede a Francesco. Non vi sto chiedendo il lavoro ma fate qualcosa veramente, ho visto una tortura nei confronti di Francesco e voglio che voi stessi ve ne rendete conto. Non vel o dico per rimanere qui, penso che Francesco Nuti non merita un trattamento così come ho visto...”.
Paolo Nencioni
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