Il dolore
Il trend è buono ma il 2016 fa paura ai filatori
La situazione geopolitica preoccupa. «In più la Cina rallenta e dobbiamo rivedere i nostri piani»
FIRENZE. Il 2016 fa paura ai filatori pratesi. Il trend per loro è sostanzialmente positivo ma per dirla con le parole di Renato Quaranta, responsabile commerciale di Pinori «per mantenere il sorriso sulle labbra avremmo dovuto smettere di guardare il telegiornale almeno da un mese».
Se il clima non aiuta chi produce filato (spesso invernale) anche la situazione economica e politica ha il suo conto da presentare alle aziende.
«Con il dollaro forte - spiega Francesco Lucchesi - di solito gli ordini aumentano in modo esponenziale e invece questa volta non è stato così. Poi c’è il problema Cina che sta vivendo difficoltà di crescita e non si sta formando, come invece pensavamo, la classe media, quella che compra i nostri prodotti. Tra l’altro lì avevamo fatto grossi investimenti di penetrazione, anche come Consorzio, e finito Pitti dovremo fare degli incontri per rivedere la programmazione».
«In Russia - aggiunge Stefano Milanesi - il rublo ha dimezzato il valore rispetto all’euro e quindi l’importazione ne subisce le conseguenze. E a tutto questo si aggiunge, anche se non ci riguarda ma per dare l’idea del clima che si respira che non vogliono più leggere la parola Turchia da nessuna parte. Ovunque ci muoviamo troviamo difficoltà da superare che non ci fanno stare tranquilli».
Conferma la sensazione di preoccupazione anche Leandro Gualtieri, patron di Filpucci. «In Cina la situazione sta cambiando velocemente i negozi sono vuoti e noi ne sentiamo le ripercussioni».
«I clienti - dice la sua Quaranta - hanno realmente paura a comprare perché a loro volta i consumatori stanno molto attenti ma per quel che mi riguarda la risposta sta tutta nel riuscire a diversificare su più paesi possibile il portafoglio clienti. Io lavoro con 23 nazioni e cerco, con l’altro commerciale, di visitarli tutti in modo da tenere rapporti stretti con i clienti. Questo mi aiuta a non perdere il rapporto di fiducia e a concentrarmi su un paese o l’altro a secondo del periodo che stiamo vivendo».
(i.r.)
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