Il Tirreno

Prato

Indagato per maxi-truffa ucciso a colpi di pistola

Indagato per maxi-truffa ucciso a colpi di pistola

Davide Montefusco aveva aperto una catena di negozi a Prato e la merce non pagata andò a fuoco a Vaiano. È stato freddato a Napoli dalla camorra

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PRATO. Un ex collaboratore di giustizia campano di 34 anni, Davide Montefusco, già affiliato al clan camorristico Sarno, è stato ucciso venerdì scorso a colpi di pistola a Napoli, nel quartiere Ponticelli, da due sicari fuggiti in sella a uno scooter.

La storia recente di Montefusco si intreccia con Prato perché nel 2009, dopo aver testimoniato contro gli appartenenti al clan Sarno, ora non più attivo, salvo poi ritrattare dopo un'aggressione al cognato, il trentaquattrenne si trasferì a Prato, dove poi ha aperto tre negozi della catena "99 cent".

Ma il 13 agosto 2014, indagando su una maxi-truffa, la polizia stradale, imbeccata dai colleghi di Napoli, scoprì un paio di capannoni, a Prato e Vaiano, dove era stata nascosta una enorme quantità di merce, in gran parte articoli casalinghi, che risultava non essere stata pagata ai fornitori dei negozi "99 cent". Secondo gli investigatori il valore della merce era superiore ai 2 milioni di euro. Per questo Davide Montefusco fu indagato per truffa.

Dieci giorni dopo la scoperta, il 23 agosto 2014, il deposito di Vaiano fu completamente distrutto da un incendio di cui non si è mai accertata la causa, anche se si sospetta sia stato doloso. A questo punto Davide Montefusco, che peraltro non era stato arrestato, è tornato in Campania e probabilmente si sentiva al sicuro, ma non aveva fatto i conti coi sicari della camorra. E col suo passato.

Raccontano le cronache napoletane che quando è stato raggiunto dai due killer, Montefusco avesse infilata nella cintola una pistola calibro nove col caricatore pieno. Non si ritiene che stesse andando a sparare a qualcuno, ma che portasse l’arma come difesa personale.

I due sicari si sono affiancati alla Mercedes nuova fiammante di Montefusco e hanno sparato 12 volte, centrandolo alla testa e al torace. Il cadavere è rimasto all’interno dell’auto, con la testa appoggiata al volante: la vittima non ha avuto il tempo di accelerare o di ripararsi in qualche modo. Una folla di curiosi ha assistito alle operazioni della polizia scientifica.

Montefusco, pur avendo rilasciato una testimonianza in un procedimento contro il clan Sarno, non era sottoposto ad alcun programma di protezione perché, come detto, aveva successivamente ritrattato, probabilmente per le pesanti minacce rivolte al cognato. Al momento gli inquirenti a Napoli non si sbilanciano su una sua possibile affiliazione a un altro clan, ma quei dodici colpi di pistola portano quasi certamente la firma della camorra.

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