Finanza
Imprenditore prosciolto per la maxi-evasione
Il titolare di un’azienda di Vaiano era accusato di aver sottratto al fisco oltre 400.000 euro. Si è giustificato dicendo che ha pensato prima ai dipendenti
PRATO. Per la guardia di finanza e per Equitalia il signor Carlo Giuseppe Magnolfi è un evasore che ha sottratto all’erario oltre 400.000 euro, ma per il giudice Angela Fantechi si tratta invece di un imprenditore che ha preferito dare un futuro ai propri dipendenti, magari forzando regole e scadenze, ma a fin di bene. La sentenza di proscioglimento pronunciata giovedì 21 dal giudice dell’udienza preliminare è una di quelle destinate a far discutere. Carlo Giuseppe Magnolfi, infatti, difeso dall’avvocato Sabrina Serroni, è comparso davanti al gup per rispondere di un reato teoricamente molto grave: sottrazione fraudolenta di beni all’erario, punito dall’articolo 11 della legge 74/2000.
Il procedimento è nato in seguito a un accertamento patrimoniale compiuto dalla Compagnia della guardia di finanza nel 2014 sulla Gabolana srl, una lavanderia industriale con sede a Vaiano in via Di Vittorio di cui Magnolfi è legale rappresentante, un’azienda attiva nel settore tessile ormai da decenni.
Stando al capo d’imputazione contestato all’imprenditore, Magnolfi si sarebbe sottratto al pagamento di 430.000 euro alienando beni di proprietà dell’azienda in modo da rendere inefficace la procedura di riscossione coattiva da parte di Equitalia. In particolare, tra il 1° gennaio 2014 e il 13 marzo dello stesso anno (quando gli furono recapitate pesanti cartelle esattoriali), aveva ceduto all’Immobiliare Laura srl, di proprietà della sorella, beni aziendali per un importo pari a 379.000 euro e la proprietà di una porzione del capannone di Vaiano in via Di Vittorio, per un importo di 130.000 euro. Questi, secondo la Procura, erano gli “atti fraudolenti” per sottrarre le garanzie al fisco e rendere inefficace la riscossione coattiva.
La versione dell’imprenditore era molto diversa. Quando fu ascoltato dalla guardia di finanza durante le indagini preliminari spiegò con le lacrime agli occhi che aveva preferito salvare i suoi 15 dipendenti anziché onorare gli impegni con l’erario. In pratica, dice, aveva compiuto quelle operazioni non per eludere o evadere le tasse ma per consentire che la società venisse rilevata e fosse garantita l’occupazione. Il giudice evidentemente ha ritenuto fondata la tesi sostenuta in aula durante l’udienza preliminare dall’avvocato difensore e ha pronunciato una sentenza di proscioglimento dalle accuse.
Non è la prima volta che succede a Prato. In un altro paio di occasioni altrettanti imprenditori sono stati prosciolti o assolti durante il dibattimento in virtù di questa tesi. E le sentenze hanno diviso l’opinione pubblica tra chi le ritiene giuste nella sostanza e chi invece sostiene che un imprenditore non dovrebbe fare mai il passo più lungo della gamba.
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