Sicurezza
Lavorazione di inerti a Prato Ovest, via libera del consiglio
Passa la variante che individua nel terreno dietro il casello autostradale il nuovo l’insediamento industriale. Operai Varvarito in cassa integrazione in massa in Comune, trovata la via d’uscita. Protestano i comitati
PRATO. Prima in commissione poi in consiglio comunale. Iter-lampo per l’approvazione definitiva (a maggioranza) della variante urbanistica per il cambio di destinazione di uso di un terreno a Prato Ovest, dietro il casello autostradale, che il Comune di Prato destina alle aziende che trattano inerti.
Un passo fondamentale anche per risolvere il brutto pasticcio dell’azienda di frantumazione di inerti Varvarito costretta a mettere in cassa integrazione 40 dipendenti (dalla fine di novembre dell’anno scorso) perché non ha ottenuto una ulteriore proroga per proseguire l’attività nel terreno di San Giorgio, permesso che in quella fase era di competenza della Provincia. Azienda ferma, lavoratori a casa.
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E non a caso nel salone consiliare del Palazzo, durante il consiglio comunale, il settore destinato ai cittadini è stato occupato quasi tutto dalle “tute arancioni”, i dipendenti pratesi dell’azienda arrivati in massa già dall’una e mezza. Il resto ha ospitato le rappresentanze dei comitati: in particolare quello di Casale che anche giovedì 21 gennaio, a suon di cartelli, ha manifestato il dissenso al nuovo insediamento industriale: troppo inquinante, sovraccarico di traffico e di cemento.
La variante è stata quindi approvata con 19 voti favorevoli (Pd e Biffoni per Prato) e 9 contrari (Movimento 5 stelle, Prato Libera e Sicura, Forza Italia, Prato con Cenni, consiglieri indipendenti Marilena Garnier e Emanuele Berselli.
E' toccato all’assessore all’urbanistica precisare comunque che prima che l’area possa effettivamente accogliere le imprese del settore, la strada è lunga: tra l’anno e mezzo e i due anni (un paio già trascorsi tra Vas, accordi di copianificazione tra Comune, Provincia, Regione, conferenze di servizi e molto altro).
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«Ora inizia la pianificazione attuativa - ha spiegato Valerio Barberis - che ha un iter lungo e complesso». Si parte con la creazione di un Piano per insediamenti produttivi (Pip), per il quale c’è bisogno dell’iter di approvazione (osservazione comprese), poi il bando pubblico per l’aggiudicazione dei lotti (le aziende che si trasferiranno dovranno acquistare l’appezzamento con espropri compresi), quindi sarà necessario il piano industriale, una Via (valutazione di impatto ambientale) per, alla fine, avviare l’attività.
Non solo però. C’è un’altra incognita (questione sollevata dal consigliere indipendente Emanuele Berselli) ed è quella che riguarda i lavori per la terza corsia autostradale di Autostrade per l’Italia. «L’intero appezzamento di terreno a Prato Ovest - ha affermato Barberis - rientra nella Valutazione di impatto ambientale nazionale che Autostrade ha avviato». Fino a che l’indagine non sarà terminata, quel terreno resterà “congelato”. «Per questo - ha proseguito l’assessore - stiamo confrontandoci con Autostrade per capire, se in fase di cantiere, lasceranno libera una parete dei terreno così da avviare l’insediamento delle imprese». In pratica l’iter burocratico, da parte del Comune, continuerà ma con un margine di forte incertezza sui tempi.
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E veniamo alla delicata questione Varvarito che sulla carta - e solo se il titolare dell’azienda Franco Varvarito deciderà - potrà traslocare a tempo debito a Prato Ovest. Il ramo pratese dell’azienda è fermo perché l’impianto di San Giorgio non può essere utilizzato: manca l’autorizzazione. La competenza per una nuova autorizzazione è passata, grazie alla riforma delle Province, alla Regione «che il prima possibile - ha garantito Barberis - deciderà sulla questione».
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Essendo la Regione un ente sovraordinato al Comune, potrebbe dare il via libera (se la conformità ambientale lo consentirà) alla ripresa dei lavori a San Giorgio anche per un numero di anni consistente.Ed è qui che il Comune ha piantato un “paletto”.
«Non c’è dubbio che l’attività dell’azienda - afferma Barberis - sia importante per Prato vista la necessità di recuperare inerti da riutilizzare nell’edilizia e nella costruzione di strade, evitando così nuovi approvvigionamenti in cava. E siamo d’accordo che la Varvarito riprenda l’uso degli impianti, riassumendo le maestranze. Ma alla Regione abbiamo chiesto che la nuova autorizzazione decada automaticamente quando l’area di Prato Ovest sarà pronta». Dunque il calvario dei lavoratori dell’azienda di frantumazione di inerti, potrebbe avere un epilogo positivo ma non per sempre. Dipenderà poi dalla volontà dei titolari di fare nuovi investimenti.
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