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Gramsci-Keynes preso d'assalto per il maxiconcorso

Maria Lardara
Centinaia di partecipanti alla prova selettiva per sei posti per istruttori educativi
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Centinaia di partecipanti alla prova selettiva per sei posti per istruttori educativi

Prato, la prova selettiva-fiume per partecipare al concorso pubblico per l'assunzione di sei istruttori educativi negli asili nido e nelle scuole d'infanzia comunali

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PRATO. I più attenti ripassavano la materia fuori dai cancelli, i più distratti avevano dimenticato a casa la ricevuta comprovante il pagamento della tassa di concorso, pena l’esclusione da quest’ultimo. E così sette aspiranti maestre sono state escluse dal concorso per sei posti di istruttore educativo bandito dal Comune.

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D’altro canto, le regole sono regole - riportate chiaramente sul bando - e la diligente commissione presieduta dal dirigente Giovanni Ducceschi, durante la prova selettiva svoltasi, oggi, mercoledì 20 gennaio, all’istituto “Gramsci-Keynes”, non poteva fare sconti a nessuno. Sulla carta erano 1786 (ma alla fine hanno partecipato in circa 1200) i candidati, arrivati da tutta Italia con il miraggio di posto e stipendio fisso nelle scuole dell'infanzia e nei nidi comunali. Solo sei coroneranno il proprio sogno, anzi quattro perché una riserva di due posti servirà a stabilizzare i 49 educatori “precari” che hanno maturato almeno tre anni di servizio per il Comune di Prato. Alle 15,30 il primo step sui banchi di via Reggiana: il quiz preselettivo. L’attesa è però stata estenuante. La prova è cominciata alle 18,15 e si è conclusa una quarantina di minuti dopo.  Superato questo scoglio, le aspiranti educatrici dovranno sostenere una prova scritta e orale.

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 L’attributo femminile non è casuale visto che la platea dei concorrenti era soprattutto declinata in “rosa”. Sbagliato però pensare che la cura dei più piccoli e il cambio dei pannolini siano una prerogativa femminile. Stereotipo tutto da sfatare per il 23enne Marco Lucchetti, diploma di tecnico dei servizi sociali in tasca, che lavora già in un nido privato di Prato con un contratto a termine. «Faccio con passione il mio lavoro, i bambini devono poter associare il momento del gioco anche alla figura maschile. Questo è il primo concorso – racconta Marco - e oggi come oggi il posto fisso è l’unico modo per costruirsi una famiglia e una vita indipendente».

Il mito del posto fisso, soprattutto nel pubblico, è ancora irresistibile: Checco Zalone con il suo film docet. E’ la molla che ha spinto Manuela D’Orlando, originaria di Parma con una laurea triennale in scienze dell’educazione, a tentare la sorte partecipando al tredicesimo concorso. L’hanno vista a Busto Arsizio, Parma, Torino, Pisa, Siena. «Proviamo anche a Prato. A febbraio farò il concorso a Piacenza dove mi ero iscritta nel 2013: quella selezione fu prima bandita e poi bloccata per mancanza di fondi».

Arriva da Catania la 29enne Valentina Galofaro, trasferitasi da poco a Pisa dove si arrangia con lavoretti come baby-sitter. «In Sicilia ho mandato diversi curricula anche nelle strutture private ma è impossibile trovare lavoro». Nel privato opera già la pistoiese Elena Giugni, socio lavoratore di una cooperativa che gestisce un asilo: «Un lavoro ce l’ho già ma il pubblico fa sempre gola». Ad attendere i candidati fuori dalle 65 aule in cui erano stati suddivisi c’erano genitori e mariti, alcuni con bimbi piccoli al seguito. Un concorso per un posto a tempo indeterminato, del resto, non capita tutti i giorni: si tratta del primo effettuato da quando si è insediata la giunta Biffoni.

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