Il Tirreno

Prato

Inchiesta sulla corruzione Indagati in silenzio dal gip

Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere i due ispettori di polizia e l’imprenditrice accusati di essersi scambiati favori sui permessi di soggiorno

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PRATO. Si sono tutti avvalsi della facoltà di non rispondere di fronte al giudice per le indagini preliminari gli indagati nell’inchiesta sulla presunta corruzione che la scorsa settimana ha portato agli arresti domiciliari di due ispettori in servizio alla Questura di Prato, R. B. e la moglie M. C. M., ora sospesi dal servizio, e dell'imprenditrice cinese Yin Dongxue, accusati di essere coinvolti in uno scambio illecito di denaro e favori in cambio della concessione di permessi di soggiorno a cittadini stranieri che non ne avrebbero avuto i requisiti.

I tre indagati, assistiti dagli avvocati Gaetano Mari, Mauro Cini, Fausto Biagio Giunta e Luna Chen, sono comparsi nel pomeriggio di ieri davanti al gip Silvia Isidori per l'interrogatorio di garanzia e hanno preferito prendere tempo in attesa di esaminare tutti gli atti messi a disposizione dalla Procura. L'indagine è del sostituto procuratore Laura Canovai, che non era presente agli interrogatori. Non sono state presentate istanze per la modifica della misura di custodia, mentre il difensore di B. farà ricorso al Tribunale del riesame.

Lo stesso giudice Isidori non ha ancora sciolto la riserva sulla richiesta di sospensione dal servizio avanzata dalla Procura nei confronti del medico di famiglia dell'ispettore B., indagato per truffa e falso in relazione ai certificati medici presentati dal poliziotto, che è stato assente per malattia per lunghi periodi fin dall'estate del 2014. Interrogato venerdì scorso dal giudice, il medico si è giustificato dicendo di aver agito in buona fede.

La sostanza dell’inchiesta, come detto, è la presunta corruzione dei due poliziotti nella formazione delle pratiche per la concessione dei permessi di soggiorno, ma la pubblica opinione è sembrata molto colpita anche dall’aspetto secondario del presunto assenteismo dell’ispettore, giustificato con una malattia che gli avrebbe causato una stanchezza cronica, poi certificata dal suo medico. Stanchezza che secondo i suoi colleghi della squadra mobile, delegati alle indagini dalla Procura, potrebbe essere un’invenzione. Agli atti dell’inchiesta è stata allegata la foto di una corsa podistica alla quale l’ispettore B. avrebbe partecipato durante uno dei suoi periodi di assenza dal servizio. Parlando coi cronisti la scorsa settimana, il procuratore capo Giuseppe Nicolosi, aveva inoltre spiegato che al momento della notifica degli arresti domiciliari i due ispettori di polizia erano stati fermati dai colleghi mentre effettuavano un servizio di portavalori per conto di un’azienda privata da Prato a Empoli.

Proprio in questi giorni la politica discute del progetto del governo di rendere più veloci le procedure di licenziamenti dei dipendenti pubblici accusati di assenteismo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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