Il Tirreno

Prato

Viaggio dentro i segreti del monastero

di Azelio Biagioni
Viaggio dentro i segreti del monastero

Il complesso di San Vincenzo sarà aperto due volte al mese. E’ uno dei gioielli della città, ricco di segni miracolosi

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PRATO. Sono due i giorni dell’anno in cui è possibile, per i laici, visitare l’interno del monastero di San Vincenzo. Il 29 giugno e il 23 ottobre, date legate alla vita di Santa Caterina de’ Ricci, il cui corpo è venerato all’interno della basilica di via San Vincenzo. Il 2016 è un anno particolare, ricorrono gli 800 anni dalla fondazione dei domenicani. Ecco allora che le monache di questo ordine che operano nel monastero fin dalla sua erezione hanno deciso di allargare le visite che saranno due ogni mese (salvo alcune eccezioni) con la guida di architetti che condurranno i visitatori in un percorso artistico e spirituale all’interno di quelle mura che racchiudono storia e santità.

La santa. Il monastero di San Vincenzo è intriso della santità di Caterina de’ Ricci. Qui ci sono i luoghi in cui la mistica visse la sua vita da religiosa. In cui pregò e dove ricevette le stimmate. Un giorno il Cristo che la religiosa stava ardentemente pregando si staccò dal crocifisso ligneo e restando attaccato alla croce solo per i piedi abbracciò il corpo della santa. La scena fu vista anche da altre suore e quel segno prodigioso è riportato dall’alto rilievo sopra l’altare centrale. Quel crocifisso è ancora oggi conservato in una stanza del convento. E' anche possibile vedere i reliquari che venivano regalati alla suora. Insieme a questi un ricamo. Si tratta di un ricamo particolare. Santa Caterina non era abile nel cucire e aveva appena iniziato a comporre quello che doveva diventare il disegno su un pezzo di stoffa. Con filo rosso aveva ricamato alcune foglie. La mattina dopo il ricamo era completato, e il miracolo si attribuisce a Santa Tecla. Nelle foglie ricamate da Santa Caterina si nota il diritto e il rovescio ma tutto il resto è uguale sia davanti che dietro, in pratica da qualsiasi parte si guardi è uguale. C’è poi la cappella del transito, ovvero quella in cui santa Caterina morì nel 1590. La religiosa era nata a Firenze nel 1522, fu beatificata nel 1732 e canonizzata da Benedetto XIV il 29 giugno 1746.

Il coro. Accanto alla chiesa c’è il coro monastico dove le religiose si ritrovano per le preghiere. Ci sono 180 stalli in legno di noce risalenti al 1500. Sull'altare un Crocifisso ligneo cinquecentesco è fiancheggiato da due grandi pale e poi ai lati pregevoli dipinti. Al di là del coro c’è la cappella dove è conservata la statua della Madonna dei Papalini, così chiamata perché nel 1512 durante il sacco di Prato fermò l’esercito spagnolo che stava assaltando la città. Arrivate al monastero le truppe davanti all’effige mariana si arrestarono.

Le celle. Ogni suora ha la sua cameretta che si chiama cella. Nella zona dove dormono vige l’assoluta clausura e nessuno può accedere. C’è però un altro corridoio dove si trovano altre stanze da letto ognuna delle quali porta il nome di un santo o beato legato alla vita di Santa Caterina de’ Ricci. Sono le celle a disposizione delle ragazze che vogliono vivere alcuni giorni di spiritualità insieme alle monache o che sono alla ricerca di un discernimento per un’eventuale vocazione.

Il monastero. Sorse nel 1503 ad opera di nove religiose, avverandosi così quanto predetto da Savonarola che nel 1496 quando si trovava a Prato disse che sarebbe sorto un monastero oltre poi ad annunciare un terribile saccheggio, fatto anche questo avvenuto nel 1512. A soli 14 anni entra in questo monastero la fiorentina Alessandra de’ Ricci che una volta presi i voti scelse il nome di Caterina, in memoria della mamma scomparsa. Ben presto la fama di questa religiosa valicò i confini di Prato. E per un periodo il monastero accolse 160 suore. Nel 1543 Filippo Salviati scrisse alla religiosa chiedendo preghiere per la moglie gravemente ammalata che la notte stessa sogna suor Caterina e la mattina dopo si sveglia guarita. Un altro evento è legato a Salviati; dieci anni dopo la guarigione della consorte. Al Passo della Futa l’uomo si imbatte in una tormenta di neve e perde il figlioletto che era con lui. Chiede e invoca di nuovo l’aiuto della suora, rivolgendosi al cielo per ottenere il suo ritrovamento. Il Salviati ritrovò il figlio ed in quel momento sentì una voce che gli chiese di realizzare una chiesa per il monastero e così inizia ad elargire fondi per la costruzione dell’edificio. Sarà proprio lui il primo dei benefattori del complesso religioso. Cugino del Granduca, Filippo Salviati (sepolto nel coro del monastero) era noto per la sua avarizia che scomparii con queste sue grandi elargizioni a favore della costruzione dell’edificio in seguito agli eventi prodigiosi che interessarono la sua famiglia.

La chiesa. Quella realizzata nel Cinquecento era molto più piccola rispetto a quella che vediamo oggi. La struttura venne ampliata nel 1700 con uno stile tardo barocco, unico esempio a Prato. L’ampliamento si rese necessario dopo la beatificazione della suora. Dopo che il corpo di Santa Caterina venne sepolto sotto l’altare maggiore la chiesa venne innalzata a basilica minore.

Visite guidate. Per visitare il monastero è sufficiente chiamare le suore per avere informazioni e prenotazioni chiamare il numero 3407779872. Le prossime visite sono fissate per il 23 gennaio, il 6 febbraio e il 27 febbraio.

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