Il Tirreno

Prato

Tribunale, avvocati penalisti ai ferri corti col sindacato

Il presidente della Camera penale Mauro Cini durante l'assemblea del 12 gennaio
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Il presidente della Camera penale Mauro Cini durante l'assemblea del 12 gennaio

Il presidente della Camera penale replica alla Funzione pubblica Cgil che torna a chiedere l'accorpamento tra Prato e Firenze: "Dobbiamo remare tutti dalla stessa parte"

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PRATO. Sono sempre più tesi i rapporti tra gli avvocati penalisti e una parte del personale amministrativo del Tribunale. Dopo l'assemblea della scorsa settimana nella quale i penalisti hanno rilanciato l'allarme sulle carenze di organico sollecitando Tribunale e Procura a uno sforzo per garantire il diritto alla difesa, il presidente della Camera penale, Mauro Cini, replica alle affermazioni di Giovanni Iorio, segretario della Funzione pubblica Cgil, che invece rilancia l'ipotesi dell'accorpamento tra i Tribunali di Prato e Firenze.

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"Sinceramente - scrive Cini - spiace dover constatare come la Funzione Pubblica Cgil – con parole attribuite dalle edizioni locali de La Nazione, de Il Tirreno e di Notizie di Prato al suo segretario Giovanni Iorio - abbia voluto stigmatizzare strumentalmente concetti che, durante l’assemblea della Camera Penale di Prato del 12 gennaio, nessuno, a cominciare dal presidente, ha mai espresso e che peraltro non si rinviene neppure negli articoli di stampa che abbiamo avuto modo di esaminare. Riteniamo peraltro che quanto scritto dagli organi di stampa di maggior diffusione locale non potesse neppure essere equivocato, così come invece interpretato nel comunicato stampa sopra menzionato, e così come d’altro canto non sembrano averlo equivocato altri soggetti  istituzionali che hanno commentato l’iniziativa e i contenuti con favore. E ciò ci è di conforto".

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"Evidentemente quanto scritto dal signor Iorio, con un livore comunque degno di miglior causa, è dovuto, al solo scopo di ribadire la sua provocazione –  ma forse a questo punto sarebbe meglio dire proposta – di sopprimere il Tribunale di Prato, accorpandolo con quello di Firenze. Se infatti si fossero almeno letti gli articoli pubblicati dai giornalisti presenti all’assemblea si sarebbe potuto verificare che:

1. Tutti gli interventi hanno preso le mosse dalla genetica inadeguatezza della pianta organica dei magistrati e del personale amministrativo del Tribunale a soddisfare le esigenze della città dalle ancor più gravi e croniche sopravvenute “scoperture d’organico”.

2. Seppur con modi e argomenti diversi, tutti coloro che hanno preso la parola hanno criticato la “sordità” del ministero e, più in generale, della politica.

3. Il presidente della Camera Penale non ha lamentato l’assenza del personale o dei sindacati – che effettivamente ma coerentemente allo spirito dell’assemblea e del suo ordine del giorno, non erano stati invitati – ma ha registrato l’assenza della dirigente amministrativa, che invece era stata invitata a partecipare in uno con il Presidente del Tribunale e il Procuratore della Repubblica, che invece sono cortesemente intervenuti;

4. che, infatti, lo scopo e l’ordine del giorno dell’assemblea era proprio quello di esaminare possibili soluzioni organizzative che,  pur con le scarse risorse attualmente disponibili, consentissero di dar attuazione effettiva al diritto di difesa, visto che anch’esso è un valore costituzionale che non può essere sistematicamente limitato o compromesso evocando la sempiterna “carenza d’organico” senza che nessuno si preoccupi di trovar un qualche rimedio;

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5. che infatti l’assemblea aveva una spirito propositivo, volto all’ottimizzazione delle risorse esistenti, la quale forse eviterebbe anche che i singoli dipendenti debbano compiere quei sacrifici individuali evocati dallo stesso Iorio senza che il Tribunale nel suo complesso riesca ad offrire un servizio adeguato ai cittadini;

6. che tale spirito è stato colto ed apprezzato non solo dal presidente del Tribunale Nicola Pisano e dal procuratore Giuseppe Nicolosi, concordi nell’istituire con l’Ordine degli avvocati un tavolo permanente che si occupi di questi problemi, ma anche dal sindaco Biffoni;

7. che questi argomenti sono sostenuti pubblicamente da tempo dai penalisti pratesi, tutt’altro che silenti sul punto e che anzi li ribadirono anche lo scorso giugno, durante l’assemblea aperta svoltasi nell’aula collegiale del Tribunale, alla presenza anche di esponenti sindacali, che presero a loro volta la parola, a cui fra l’altro fece seguito la proclamazione dello stato di agitazione prima dell’astensione dalle udienze dei giorni scorsi;

8. Che, la metafora culinaria  sul “fare la frittata con le uova che si hanno a disposizione”, coniata peraltro l’estate scorsa dall’allenatore della Fiorentina senza che nessuno se ne adombrasse, non era riferita ai dipendenti né soprattutto, aveva alcun intento denigratorio, ma  faceva esclusivo riferimento al fatto che per esercitare correttamente un mandato difensivo non si può scendere al di sotto di un minimo garantito di servizi utilizzabili in concreto e in maniera decorosa.

E allora se c’è qualcuno che questa volta  ha “fatto la frittata” non è certo la Camera Penale di Prato.

In ultimo ma non ultimo vogliamo ricordare il contenuto dell’intervento del rappresentante dell’Ordine degli avvocati di Prato intervento in assemblea che ha lamentato come a volte si abbia l’impressione che non tutti si rendano conto che al Tribunale di Prato siamo sulla stessa barca e dovremmo remare nella medesima direzione. Con la speranza di aver chiarito, ove ce ne fosse stato bisogno l’evidente fraintendimento cui è incorso il Giovanni Iorio e che comunque non giustificherebbe le espressioni irriguardose e gratuite utilizzate dallo stesso nel comunicato, vogliamo ancora credere che di frainteso si tratti e che si possa tutti collaborare per ottimizzare quanto meno le risorse esistenti".

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di Redazione web