Sicurezza
Norme più dure contro la contraffazione
Prato, Susanna Cenni, deputata Pd, ha presentato la relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta. Le merci contraffate nel settore tessile rappresentano il 10% delle vendite totali di merce legale, mentre sono 26 i miliardi di euro sottratti al fatturato complessivo
PRATO. I tessuti importati illegalmente da Cina e India, che poi vengono smerciati a Prato, sono sdoganati nei porti del Nord Europa, in particolare in quello di Rotterdam. Giungono poi a Prato tramite trasporto su gomme e vengono fatti circolare in tutta Europa. A rilevarlo la relazione sulla contraffazione nel settore tessile sul caso Prato condotta dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sui fenomeni della contraffazione, della pirateria in campo commerciale e del commercio abusivo.
“Per contrastare questo fenomeno, che nasce da controlli differenti da parte delle dogane europee,- ha annunciato Susanna Cenni deputata del Pd e relatrice della commissione venuta a Prato per presentare il lavoro che si è concluso lo scorso agosto- stiamo pensando di proporre la figura di un' authority sulla contraffazione. Stiamo analizzando i risultati di questo modello nei Paesi in cui è già in vigore. Nei prossimi mesi saranno presentati anche dei disegni di legge, che prenderanno spunto dalla relazione presentata sul modello Prato”.
Diciotto mesi di lavori, con una trasferta a Prato e numerose udienze con il sindaco Matteo Biffoni, il magistrato Antonio Sangermano, i rappresentati dei sindacati e delle associazioni di categoria, per scattare la fotografia del distretto pratese, dove, secondo i dati forniti dalla Provincia, nel 2014 operavano 5000 aziende cinesi che rappresentano l' 11% del Pil provinciale (705 milioni di euro) pur pesando solo il 9% della popolazione provinciale, mentre gli investimenti sono stati dell' 8%. I consumi delle famiglie cinesi rappresentano il 5% di quelli totali. E ancora, Prato rappresenta la provincia con il più alto valore di trasferimento di denaro per ogni residente straniero ( 5.500 euro nel 2013).
“Un dato significativo – ha spiegato Cenni – che deve far pensare a un cambiamento delle regole per i money transfer: bisogna attuare maggiori controlli. I money transfer sono utilizzati come strumento per trasferire enormi somme di denaro che nascono dalla combinazione della contraffazione e dell' evasione fiscale”.
Dati sulla contraffazione a Prato non sono ancora disponibili, anche se Cenni è fiduciosa nel lavoro del team della Regione che opera sul territorio pratese per effettuare controlli nelle aziende cinesi, ma quelli a livello europeo e nazionale riportano somme da capogiro: le merci contraffate nel settore tessile rappresentano il 10% delle vendite totali di merce legale, mentre sono 26 i miliardi di euro sottratti al fatturato complessivo per effetto della contraffazione che ha avuto come ripercussione diretta anche la perdita di 363 posti di lavoro (Report 2015 dell' UAMI). A livello nazionale il mancato introito si aggira intorno ai 4 miliardi di euro.
“Un altro aspetto preoccupante – ha spiegato Cenni – è che, secondo lo studio del Censis, i giovani acquistano merce contraffatta senza rendersi contro né che commettono un reato, né che contribuiscono all' emorragia dei posti di lavoro, sostenendo invece il lavoro illegale”.
Anche in quest' ottica una soluzione, secondo la parlamentare, potrebbe essere la classificazione della contraffazione come reato contro l'economia. Alla presentazione dei dati, oltre ai rappresentati delle forze dell' ordine e delle categorie economiche, ha partecipato anche il sindaco Matteo Biffoni. “Ringrazio Susanna Cenni – ha detto – per aver acceso una luce particolare su Prato. Utilizzeremo la relazione per continuare a combattere il fenomeno della contraffazione che ha contorni ancora troppo ampi”.
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