Toscana
Falsi certificati, il medico si difende «Io in buona fede»
PRATO. «Se avessi saputo come quel poliziotto passava le giornate non avrei firmato quei certificati medici». Questa la linea difensiva scelta dal dottor Paolo Frassetti, il medico di famiglia dell’is...
PRATO. «Se avessi saputo come quel poliziotto passava le giornate non avrei firmato quei certificati medici». Questa la linea difensiva scelta dal dottor Paolo Frassetti, il medico di famiglia dell’ispettore R. B., indagato per truffa e falso in concorso col suo assistito nell’ambito dell’inchiesta sulla corruzione legata alla concessione dei permessi di soggiorno che mercoledì ha fatto scattare gli arresti domiciliari per l’ispettore B., la moglie M. C. M. e una mediatrice cinese.
Il medico, difeso dall’avvocato Michele Nigro, è stato interrogato ieri dal giudice per le indagini preliminari Silvia Isidori alla presenza del sostituto procuratore Laura Canovai, titolare delle indagini. È accusato di aver firmato certificati che sono serviti al poliziotto per assentarsi per un lungo periodo dal lavoro, certificati che secondo la Procura non erano giustificati dalle condizioni di salute di B.. L’ispettore lamentava astenia, cioè stanchezza, in conseguenza di un’altra malattia. Una condizione che secondo la Procura è smentita tra l’altra da una foto, scattata nell’ottobre 2014 e che ritrae il poliziotto mentre partecipa alla corsa podistica “Lilt for life”. La Procura sta cercando di verificare se lo stesso medico ha rilasciato a B. anche certificati per l’attività sportiva. Il magistrato ha chiesto la sospensione del medico per due mesi e il giudice si è riservato una decisione nei prossimi giorni.
Rispondendo alle domande del giudice il medico ha detto che non immaginava che il suo assistito simulasse uno stato di malessere che non aveva e alla fine si è sfogato dicendo ai suoi interlocutori che avrebbero fatto meglio a perseguire i veri criminali anziché i medici che firmano certificati.
Nei prossimi giorni verranno interrogati anche i tre indagati raggiunti da misure di custodia cautelare, cioè i due poliziotti e la mediatrice cinese. Intanto proseguono gli accertamenti della squadra mobile, su delega della Procura, per capire se oltre all’affare dei permessi ci siano altri illeciti. B. e la moglie il giorno dell’arresto sono stati fermati mentre facevano un servizio di portavalori per conto di una concessionaria auto. (p.n.)
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