Il Tirreno

Prato

Se n’è andato don Maggini Una vita tra fede e calcio

di Azelio Biagioni
Se n’è andato don Maggini Una vita tra fede e calcio

Il parroco di Capezzana era ricoverato da qualche giorno al Santo Stefano Aveva fondato il Tavola e per trent’anni ha insegnato all’Itc Dagomari

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PRATO. Il suo volto sorridente immortalato il 10 novembre in Cattedrale quando ebbe modo di salutare Papa Francesco è difficile da dimenticare. Era quello di don Alberto Maggini, l'amato parroco di Capezzana scomparso nel pomeriggio di ieri all’ospedale Santo Stefano, dove era ricoverato da alcuni giorni. Aveva 76 anni e nonostante i problemi con il diabete e l'amputazione di una gamba era instancabile nel suo ministero sacerdotale. Da poco tempo gli era stata scoperta una malattia che l'ha condotto alla morte.

Incredulità e dolore tra i parrocchiani di Capezzana e in tutta la diocesi dove il prete era molto conosciuto e apprezzato. Ancora da definire la data dei funerali. L'ultima intervista don Alberto Maggini la rilasciò al Tirreno pochi giorni prima della visita del Pontefice in città. Don Maggini era uno dei pochi sacerdoti ammessi in Duomo per poter salutare il Papa. Era contento di quell'occasione anche se aveva già incontrato, due anni prima, Francesco.

Nato a Prato il 9 ottobre 1939, don Alberto era stato ordinato presbitero il 29 giugno 1964. Due anni fa, insieme a don Mauro Rabatti parroco di Santa Lucia, aveva festeggiato il cinquantesimo di ordinazione sacerdotale. A Capezzana arrivò dopo essere stato vice rettore del seminario minore di Prato e per quattro anni vice parroco a Tavola. Per trent'anni ha pure insegnato religione al Dagomari.

Di don Alberto si ricorda la grande passione per lo sport e il suo tifo per la Fiorentina e dal 1968 al 1999 è stato consulente del Centro sportivo italiano, fondatore del Tavola Calcio e per 30 anni allenatore dell’Itc Dagomari, scuola dove insegnava religione. Don Alberto ha spesso impostato la propria attività pastorale attingendo ai valori più autentici dello sport, «amicizia, lealtà, rispetto delle regole e del proprio corpo sono insegnamenti per la vita cristiana», ha sempre sostenuto il sacerdote.

Per avvicinare i ragazzi che frequentavano il campino parrocchiale a Tavola decise di dar vita a una squadra di calcio, facendo così ripartire la gloriosa società sportiva del paese, che in quel momento – siamo alla metà degli anni Sessanta – non stava vivendo un periodo felice.

Ogni anno, il 17 gennaio, in occasione di Sant'Antonio don Maggini impartiva la benedizione agli animali che venivano portati nel piazzale della chiesa di Capezzana dai loro padroni.

Chi arrivava con i cani, chi con i gatti, chi addirittura con in cavalli. Quando, in occasione delle sue nozze d'oro sacerdotali, gli chiedemmo cosa voleva dire per lui essere prete, senza pensarci un attimo rispose: «Annunciare il vangelo ed educare alla fede».

Era caldo quel giorno e lui dopo averci ricevuto nella sua canonica ci portò fra i ragazzini che frequentavano l'oratorio e nonostante il problema di deambulazione ci raccontò che da lì a pochi giorni sarebbe andato con i giovani all'Acquafan di Riccione. Sapeva farci con i ragazzi, è stato con loro per una vita intera fra parrocchia e scuola: oggi alcuni di quei ragazzi sono uomini che piangono la scomparsa del sacerdote, professore e amico.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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