Il Tirreno

Prato

Giampiero Ingrassia maestro di cerimonie del Kit Kat Klub di Cabaret

Azelio Biagioni
Una scena di Cabaret della Compagnia della Rancia
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Una scena di Cabaret della Compagnia della Rancia

La stagione del Politeama di Prato parte alla grande con un musical della Compagnia della Rancia in scena sabato 16 e domenica 17 gennaio

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PRATO. Il sipario del Politeama nel 2016 si apre con uno spettacolo da novanta. Tocca alla Compagnia della Rancia portare in scena “Cabaret”, in programma sabato 16 (ore 21) e domenica 17 gennaio (ore 16). Si tratta di un testo di Joe Masteroff basato sulla commedia di John Van Druten e sui racconti di Christopher Isherwood, musiche John Kander, liriche Fred Ebb (tradotte da Michele Renzullo).

Sul palco un grande artista: Giampiero Ingrassia. Con lui Giulia Ottonello, Mauro Simone e un nutrito cast di altri attori. Regia di Saverio Marconi. Si tratta del terzo allestimento di “Cabaret” per la Compagnia della Rancia dopo quelli del 1992 e del 2007. Il ruolo del protagonista è affidato alla bravura di Giampiero Ingrassia che a pochi giorni dallo spettacolo che arriva al Politeama svela alcuni “dietro le quinte”.

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“Cabaret” è ambientato nella Berlino dei primi anni Trenta al Kit Kat Klub. Ingrassia veste i panni del Maestro di cerimonie di questo locale trasgressivo dove si incontreranno il giovane romanziere americano Cliff (Mauro Simone) e Sally Bowles (Giulia Ottonello) e altri personaggi. Ma neanche l’ambiguo e stravagante maestro di cerimonie riuscirà a far dimenticare al pubblico che sulla Germania, e sulle loro vite, sta per abbattersi la furia hitleriana.

“Il ruolo che interpreto – racconta Giampiero Ingrassia – è gratificante dal punto di vista attoriale, si tratta di un personaggio lontano da quelli che solitamente faccio io e che mi sono inventato con Saverio (Marconi, ndr). E’ un presentatore ambiguo e abbiamo agito molto sul lato visivo. Il viso particolarmente truccato ha un qualcosa di luciferino, diabolico. Come abito di scena indosso un frac di velluto verde cangiante a seconda delle luci di scena”.

Tutti i costumi sono stati curati nei minimi particolari così come le luci e le scenografie. “Il maestro di cerimonie è sicuramente una figura inquietante – aggiunge Ingrassia – Volevo che si trasmettesse la sua inquietudine non solo dentro ma anche fuori e per questo mi è venuta l’idea di calcare la mano sul trucco del viso. E’ molto impattante sul pubblico. In sala si riderà ma si respirerà anche aria di inquietudine per questo ambiguo personaggio. Cosa mi porterò dentro di lui? La follia disperata, ma anche la sua ironia pungente nella Berlino di quegli anni”.

L’attore racconta come per dare vita a quella particolare maschera si sia ispirato al film “L’uomo che ride”, una pellicola della fine degli anni Venti. Il cast tecnico di “Cabaret” è lo stesso di “Frankestein junior” che ha girato l’Italia dal 2012 al 2014 (c’è parte anche del cast artistico) dove Ingrassia fu il protagonista per lo spettacolo firmato dallo stesso Marconi. “Se la squadra funziona perché cambiare” dice l'attore. Che poi svela quanto impiega in camerino per truccarsi. “Una mezz’ora per dare volto al maestro di cerimonie del Kit Kat Klub e anche per struccarsi un po’ ci vuole”.

Lo spettacolo è in tournée dall’ottobre scorso con ampi successi di critica ed ora arriva a Prato, dove Giampiero Ingrassia ha già lavorato tante volte. “Purtroppo però – ammette – non conosco la città. Lo spettacolo qui resta solo due giorni e non ho avuto mai il tempo per visitarla. Però di Prato conservo il ricordo di un pubblico attento e porto dentro delle belle sensazioni di ogni volta che ho recitato qui”.

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