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Prato

A decine sotto profilassi tutti in coda al distretto

A decine sotto profilassi tutti in coda al distretto

Un’amica: «Ho baciato sulla guancia in rosticceria la mia amica ricoverata» Ma l’Asl si appella a chi ha frequentato due discoteche e una palestra

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PRATO. Convocazione d'urgenza per tutti gli amici che sabato sera erano a ballare allla discoteca Momà dell’Omannoro e che la notte di Befana - tra il 5 e il 6 gennaio - sono invece andati al Naif di via Traversa Pistoiese. Tutti nella sala 134 del dipartimento di prevenzione dell’Asl di via Lavarone, quella dove viene somministrata la profilassi contro il meningocco di tipo C. Intorno alle 13, 30 ieri c’erano 5 persone in attesa di entrare nell'ambulatorio.

Gli amici della giovane. Tra questi un amico della ventisettenne ricoverata da ieri al Santo Stefano ha passato con lei la sera di sabato. Apparentemente è tranquillo, è venuto spontaneamente a fare la profilassi, appena si è diffusa la notizia del contagio. La giovane si è sentita male nella notte fra mercoledì e giovedì, ha accusato una febbre alta e il suo compagno le ha somministrato un antipiretico. Ma all'alba la febbre non era ancora scesa, così è stata chiamata la guardia medica che ne ha disposto il ricovero in ospedale con il sospetto di una meningite. I risultati degli esami, che hanno confermato la diagnosi, sono arrivati alle 14,30 di ieri. Ed è iniziato il tam tam per richiamare il maggior numero di persone che potrebbero avere avuto contatti con la ventisettenne. In fila anche un'altra amica che domenica mattina ha incontrato nella rosticceria la donna: «Ci siamo baciate sulla guancia - racconta - il mio medico mi ha consigliato di fare la profilassi».

In rosticceria. Stupiti e un po' spaventati, ma continuano a lavorare i titolari della rosticceria dove la ventisettenne e aveva lavorato sabato e domenica scorsi. Ieri mattina sono stati chiamati anche loro dall'Asl per essere sottoposti alla profilassi. «La ragazza lavora con noi nei week-end quando c'è più lavoro - racconta uno di loro - Domenica stava benissimo, era stata in discoteca sabato e poi in palestra lunedì. I parenti ci hanno detto che si è sentita male martedì pomeriggio all'improvviso. Quando la febbre si è alzata hanno deciso di chiamare la guardia medica e poi portarla all'ospedale. Speriamo davvero che si riprenda bene». Quando sono andati al dipartimento di prevenzione in via Lavarone per la profilassi, il medico ha rassicurato i due rosticceri. «Ci hanno detto che la profilassi è un atto dovuto perché siamo stati vicini alla donna che ha contratto la malattia, ma che difficilmente il contagio avviene con una semplice vicinanza: occorrono molte ore ad contatto diretto. Ci hanno anche detto che per i clienti non dovrebbero sussistere problemi».

Il parere e i consigli della specialista. Un ceppo virulento, con sintomi simili a quelli dell' influenza, che lascia poco tempo per intervenire. Queste le caratteristiche del meningococco C, il bacillo che negli ultimi diciotto mesi si manifesta nel comprensorio di Prato, Firenze e Empoli. Un virus anomalo, che colpisce persone di ogni età, non soltanto durante il passaggio di stagione, periodo più propizio alla meningite, ma in tutti i mesi dell'anno. «Non siamo ancora riusciti a capire - spiega Donatella Aquilini dirigente del reparto di malattie infettive dell’ospedale Santo Stefano - come mai si sviluppa soprattutto in questa parte della Toscana. E' sicuramente molto aggressivo e quindi, ancora di più rispetto agli altri ceppi di meningite, dobbiamo lottare contro il tempo». L'incubazione dura al massimo dieci giorni e di media cinque, non presenta mal di testa o irrigidimento del corpo, ma i sintomi sono molto simili a quelli di un' influenza, male di stagione a gennaio. La cura è quella antibiotica e, generalmente, dopo le 24 ore il malato non è più infettivo, ma per prassi, la prognosi resta riservata almeno per 48 ore. «È necessario iniziare a fare degli studi per capire meglio questo batterio- spiega Aquilini - abbiamo ancora pochi elementi, anche se siamo perfettamente in grado di curarlo. Gli antibiotici per ora hanno sempre funzionato». Generalmente non ci sono conseguenze, anche se questo bacillo aggredisce subito sangue e organi, per questo la diagnosi precoce è essenziale. Il contagio avviene per via diretta, tramite starnuto, colpo di tosse o qualsiasi mezzo che esali “goccioline” con una distanza massima di un metro fra il contagiatore e il possibile contagiato. Il virus non può vivere negli ambienti in cui si è trovata la persona infetta e quindi, nel caso della donna ricoverata mercoledì mattina al Santo Stefano, non è necessario disinfettare né la palestra né la discoteca dove è andata a ballare sabato sera. Nessuna possibilità di contagio, neppure tramite gli alimenti. Paura che ha attraversato la mente dei clienti della rosticceria dove la donna lavora. «Esistono i portatori sani - spiega la responsabile del reparti di malattia infettiva - che non svilupano la malattia, visto che l'organismo ha creato una sorta di vaccino naturale. Non sappiamo come mai improvvisamente si sono verificati più casi, è possibile che, in linea generale chi ha difese immunitarie più basse, chi fuma o ha alcune patoligie abbia la possibilità di contattare il virus. Il mio coniglio è quello di vaccinarsi. Più persone lo fanno minore è la possibilità di contagio. Esiste un vaccino che copre quattro ceppi». Situazione diversa per chi ha avuto contatti diretti con la ventisettenne: in questo caso è necessario fare una profilassi che prevede la somministrazione di una compressa.

Alessandra Agrati

ALLE PAGINE 2 E 3

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