Il Tirreno

Prato

La biblioteca rifugio dei senzatetto

di Alessandra Agrati
La biblioteca rifugio dei senzatetto

La protesta di un babbo che porta suo figlio alla Lazzerini, il direttore: «Questo è un luogo pubblico, non si scheda nessuno»

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PRATO. La biblioteca Lazzerini è il rifugio diurno per un gruppetto di senza fissa dimora, che, con l'arrivo dell' inverno, passa buona parte della giornata nell'atrio e dello spazio dedicato alla lettura dei quotidiani.

«Ho notato queste persone - spiega Gino, padre di un ragazzo che frequenta la biblioteca - perché le vedo ogni giorno quando accompagnando mio figlio. La scorsa settimana uno dormiva con la testa appoggiata alla tastiera del computer. Credo che non sia giusto tollerare questa situazione - prosegue l’uomo - e parlo nel loro interesse, avrebbero diritto ad avere uno spazio di accoglienza migliore. L'amministrazione ha tanti locali sfitti, come del resto anche la diocesi, se ne potrebbe trovare uno anche accanto alla mensa». «E' anche vero - prosegue - che con i tempi che corrono non si sa mai che cosa possa passare per la testa delle persone. Una soluzione potrebbe essere quella di utilizzare la tessera per il prestito dei libri come badge, in modo da avere una sorta di schedario di chi entra e chi esce. Una tutela importante - conclude - anche per i numerosi minorenni che frequentano la biblioteca».

I senza fissa dimora, in realtà, sono abbastanza tollerati dal personale, ma anche da chi frequenta gli spazi della Lazzerini. «Non mi sono mai accorto di nulla- spiega Carlo Mazzanti pensionato che frequenta l'emeroteca- eppure vengo qui tutte le mattine».

Il pomeriggio è il momento in cui i clochard, in genere quattro o cinque, arrivano in biblioteca. «Dopo aver mangiato alla mensa - dice Federico Santi studente universitario - vengono a fare il sonnellino qui. Se sono sobri e abbastanza puliti, non mi danno fastidio, diverso sarebbe se fossero molesti e in condizioni igienico sanitari pessime. Del resto io sto in locali distanti da dove stanno loro».

Da quando l'ospedale si è trasferito fuori dal centro storico, i senza fissa dimora cercano un posto caldo dove trascorrere le giornate e la biblioteca può essere un buon rifugio: c'è spazio, non ci sono controlli all'ingresso, si possono usare i servizi igienici e leggere un quotidiano o vedere un film.

La situazione è comunque sotto controllo. Il direttore Franco Neri, non è assolutamente preoccupato e ricorda che ci sono alcune persone che non possono accedere alla biblioteca perché moleste. La decisione è stata presa in accordo con le forze dell'ordine. Per quanto riguarda la schedatura delle persone, Neri, ribadisce nuovamente che la biblioteca è un luogo pubblico e quindi non si può vietare l'ingresso, se non per motivi di sicurezza. Del resto anche in altre città la biblioteca durante il giorno è un rifugio per chi non ha tetto.

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