Il Tirreno

Prato

Influenza, dalla prossima settimana in 700 a letto

Gian Ugo Berti
Il picco dell'influenza a Prato è previsto a metà febbraio
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Il picco dell'influenza a Prato è previsto a metà febbraio

Il medico Gian Ugo Berti consiglia come prevenire e che dieta seguire, in caso di malattia, con ricette di mille anni fa. A Prato il picco è previsto a metà febbraio

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PRATO. Con la prima ondata di freddo l’epidemia influenzale è ormai ai blocchi di partenza. Fino ad oggi sono stati i bambini i più colpiti. D’ora in poi, complice la riapertura di scuole, uffici e fabbriche, verranno coinvolte un po’ tutte le fasce d’età. Andremo avanti fino a Pasqua, con un totale di circa 25 mila casi a Prato e provincia. Per la settimana entrante, si calcola che saranno messe a letto oltre 700 persone. Il picco è previsto per la metà di febbraio.

Un’influenza comunque – spiega il virologo dell’Università di Milano, Fabrizio Pregliasco - considerata nella media. Per le vaccinazioni, invece, siamo fuori tempo massimo. L’impegno informativo e organizzativo delle istituzioni come ogni anno c’è stato, soprattutto a tutela delle fasce più deboli, ma in complesso non ha raggiunto le percentuali sperate fra la popolazione in generale.

Ancor piu’ importante, dunque, sarà il ruolo della prevenzione. Quindi, coprirsi adeguatamente all’esterno, vestiti a strati, proteggendo in particolare capo, gola e piedi. Inspirare con il naso ed espirare attraverso la bocca. Il naso ha, infatti, la proprietà di mitigare l’aria fredda inalata. Tenere libere le vie aeree. Evitare, per quanto possibile, luoghi affollati. Lavarsi spesso e bene le mani, il veicolo piu’ facile per la diffusione del virus. In casa, la temperatura ideale deve oscillare fra 18 e 22 gradi, con un indice d’umidità intorno al 50%. Aerare bene le stanze dove si andrà a dormire.

I primi sintomi saranno in particolare dolori articolari diffusi, stanchezza, febbre, mal di gola, disturbi intestinali. Preferire inizialmente i farmaci sintomatici, ricorrendo agli antibiotici su indicazione del medico curante. Continuare ad assumere le terapie di base già in atto. Non prendere iniziative individuali. Utile è aumentare il numero di calorie, ricorrendo a cibi piu’ grassi rispetto a quelli dell’estate, senza comunque inutili abbuffate. Valide sono frutta e verdura in abbondanza.

Circa i liquidi, è bene introdurne due litri ogni giorno. Di massima, i giorni critici, sono sostanzialmente quattro. Certo, il piu’ delicato è comprensibilmente il primo con i disturbi di sempre: il calo delle forze ed il malessere generale. Quello che dà più fastidio è l’arsura, una sete che tormenta e l’assenza d’appetito. Ecco quindi una dieta di mile anni fa. All’epoca si ragionava così: digiuno totale a scopo depurativo, con il supporto di bevande ben specifiche come la tisana al finocchio e le spremute di frutta.

Il giorno dopo, un passo in avanti: la minestra d’avena, qualcosa di solido nella tisana, mele cotte. Terzo giorno, con vino e brodo di pollo. Quarto e ,spesso, conclusivo, con la comparsa di cibi solidi come pane di farro o di spelta, frutta e verdure cotte. A scriverlo fu la prima donna medico, Ildegarda di Bingen. Secondo voi, c’era poi tanta differenza?

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