Il Tirreno

Prato

Imprenditore pestato Parlano gli aggressori

Imprenditore pestato Parlano gli aggressori

PRATO. Francesco e Gianfranco Sunzeri, padre e figlio accusati di aver picchiato e rapinato lo scorso 6 dicembre a Firenze l’ex ristoratore di Prato Massimo C., sono stati interrogati dal giudice per...

2 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Francesco e Gianfranco Sunzeri, padre e figlio accusati di aver picchiato e rapinato lo scorso 6 dicembre a Firenze l’ex ristoratore di Prato Massimo C., sono stati interrogati dal giudice per le indagini preliminari di Firenze e hanno fornito la loro versione dei fatti.

I due Sunzeri sostengono che subito dopo il pestaggio avvenuto davanti a un bar nella zona di Novoli, Massimo C. fu caricato a forza sulla macchina di Francesco Sunzeri e portato sul Monte Morello. Qui fu in pratica costretto a firmare una scrittura privata nella quale si impegnava a versare 60.000 euro a Francesco Sunzeri “per affari non portati a compimento”. Un documento di cui è rimasta copia agli atti dell’indagini e che a questo punto non ha alcun valore, ma che serve all’avvocato difensore di Francesco e Gianfranco Sunzeri, Antonio Olmi, per tentare di dimostrare che dietro al pestaggio c’erano interessi legati alla presunta attività di Massimo C. come “facilitatore” nel rilascio di patenti di guida a chi non ne avrebbe avuto titolo. La tesi dei due arrestati, infatti, è che l’imprenditore pratese si fosse proposto come intermediario, a pagamento, per l’ottenimento delle patenti dicendo che aveva qualche contatto con la Motorizzazione civile. Un servizio che poteva interessare ad alcuni stranieri che avevano difficoltà a superare i quiz della prova teorica. Per questo avrebbero anticipato alcune migliaia di euro, senza però avere in cambio le patenti promesse. Una tesi tutta da dimostrare, al momento.

I Sunzeri accusano Massimo C. di essersi tenuto il denaro smettendo di rispondere al telefono. Potrebbe essere stato uno degli stranieri in attesa della patente ad aver segnalato a Francesco Sunzeri la presenza dell’imprenditore pratese nel bar di Novoli. Il sessantaseienne, sempre secondo la sua versione, avrebbe fatto firmare la scrittura privata per dimostrare agli stranieri che i soldi non se li era tenuti lui. Quel documento fu inviato per fax all’officina del figlio Francesco il giorno dopo. L’avvocato Olmi ha chiesto la scarcerazione di Gianfranco e gli arresti domiciliari per Francesco Sunzeri. (p.n.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa