Sicurezza
Il Forum della sinistra boccia lo stop della giunta ai minimarket etnici
Prato, un provvedimento che il movimento politico giudica inutile e troppo di destra: "E' un cedimento culturale grave pari alla mancata firma contro il ricorso per l'ampliamento di Peretola. Il sindaco torni indietro"
PRATO. Il Forum della sinistra pratese boccia lo stop ai minimarket etnici nel tringolo di via Pier Cironi. E per molti motivi. "L’annunciata modifica del regolamento comunale del commercio con cui si vieterebbe l’apertura di nuovi minimarket nel famigerato “triangolo del degrado” - scrivono in una nota - si presta ad una serie di critiche e tutte piuttosto severe".
"Innanzitutto - proseguono - si tratta di una norma inutile rispetto al fine che vuole perseguire, quello della lotta allo spaccio nella zona. Che senso ha impedire l’apertura di nuovi minimarket sulla base del fatto che quello presente sarebbe frequentato da spacciatori? Se gli stessi spacciatori avessero scelto come luogo di ritrovo una tabaccheria o un fruttivendolo, cosa si sarebbe vietato, la vendita di sigarette o di frutta e verdura? E in base a quale fine analisi del territorio si ritiene che i nuovi esercizi di quel genere avrebbero le stesse sgradite presenze? Per sconfiggere il degrado bisogna aprire, non chiudere, attività e locali legali".
IL SINDACO BIFFONI:"MENO MINIMARKET MA SOLO PER MOTIVI DI SICUREZZA"
tagliente il giudizio del Forum: "Trattasi perciò di una norma inutile e del tutto inadeguata alla questione. Ma non è questo l’aspetto peggiore della proposta fatta dall’assessore competente e rilanciata dal sindaco - aggiungono - La proposta, oltre che essere vana, è soprattutto culturalmente e politicamente sbagliata. Intanto permette a una serie di esponenti della precedente amministrazione il facile gioco dell’”allora avevamo ragione noi” con chiaro riferimento alla sciagurata delibera anti-kebab varata da Cenni e Caverni nell’autunno del 2010. In realtà le differenze tra i due casi ci sono, e non di poco conto. Il messaggio xenofobo di quel provvedimento (rispettando il quale, ricordiamo, non sarebbero stati aperti tutti i nuovi ristoranti etnici che hanno contribuito alla rivitalizzazione del centro storico) era chiaro e lampante e politicamente coerente a una maggioranza che conteneva, e non in modo marginale, anche l’estrema destra. Insomma, la proposta Toccafondi non emenda la delibera anti-kebab di un bel niente. Semmai inviteremmo sindaco, consiglieri e dirigenti del Pd a riflettere sulla imbarazzante promessa di appoggio alla delibera fatta dal centrodestra.
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E ancora: "Ma se le differenze ci sono, a noi preoccupano parecchio invece le somiglianze, troppe. La proposta infatti ci pare un grave cedimento culturale, un’accettazione di fatto dell’agenda proposta dalla destra cittadina sbaragliata dalle elezioni del 2014. Vorremmo ricordare a Biffoni che analoghi cedimenti furono messi in atto dalla giunta Romagnoli (di cui, non a caso, faceva parte Aldo Milone) e che non impedirono il clamoroso rovescio elettorale del 2009. Un errore culturale e politico grave, forse il primo commesso dalla nuova amministrazione dai tempi della mancata firma per il ricorso contro l’allargamento di Peretola, e che assomiglia, in modo preoccupante, alla parallela rinuncia all’abrogazione del reato di clandestinità fatta dal governo Renzi. La direzione pare quella di adeguarsi ai sentimenti di pancia di parte dell’opinione pubblica, non tenendo conto che quella parte stessa è già ampiamente rappresentata dalle forze politiche di destra e estrema destra".
"Come Forum della Sinistra di Prato - concludono - non possiamo nascondere il profondo dissenso e la forte preoccupazione per questo cattivo segnale che ci proviene dall’amministrazione comunale. Amministrazione Comunale verso cui non ci riteniamo all’opposizione ma di cui anzi abbiamo apprezzato alcune scelte, decisamente contrastanti verso le politiche dei loro predecessori. E’ quindi con spirito di amicizia che chiediamo al sindaco di rivedere la proposta in modo tale che essa non assuma vecchi sapori del passato che non vorremmo più essere costretti ad assaggiare".
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