Il Tirreno

Prato

Condoni di 31 anni fa, 13.500 le pratiche inevase

Vittorio Vannucci
Condoni di 31 anni fa, 13.500 le pratiche inevase

Prato, con una delibera di giunta è stato rafforzato lo staff che le esamina. L’assessore: «Non siamo un caso grave. Ci sono città messe assai peggio»

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PRATO. Le lungaggini burocratiche colpiscono ancora e i tempi della funzione amministrativa diventano biblici. Sono ancora 13.500 le pratiche di condono edilizio che il comune di Prato deve esaurire, con riferimento al condono del 1985. Assieme alle domande che si riferiscono alla sanatoria di 31 anni fa, risultano anche 150 pratiche non esitate riferite al condono del 1995.

E' quanto emerge dall'atto di indirizzo per la definizione delle domande di sanatoria edilizia (per gli anni 1985, 1995 e 2004) approvato dalla giunta del comune di Prato sul finire dell'anno. E' per questo motivo che l'assessore all'urbanistica Valerio Barberis ha rafforzato l'attività dell'unità Servizio Istanze edilizie, che opera con personale interno - al di fuori dell'orario di lavoro - per il riconoscimento delle pratiche di condono rimaste inevase.

«Il servizio sarà implementato - spiega l'assessore all'urbanistica Barberis -anche se i numeri non devono impressionare dal momento che a livello nazionale ci sono casi ben più gravi del nostro. Anzi, Prato risulta tra i comuni virtuosi in quanto ad esaurimento di pratiche di condono edilizio».  Sono 1.500 in tre anni (2012-2015) le pratiche inevase eluse ed esaurite dal servizio. Il caso delle 13.500 pratiche di condono edilizio ancora da evadere per il 1985 e delle 150 per il 1994 non riguarderebbe la riscossione di oneri ed interessi lasciati per strada dal comune di Prato.

«Le cartelle onerose sono antecedenti al 1977 e sono state tutte esaurite - spiega Riccardo Pecorario dirigente dell'ufficio governo del territorio del Comune di Prato - nel caso delle 15mila pratiche ancora da esaurire, si tratta di richieste attuali di integrazione al condono, funzionali alla documentazione e alla compravendita di immobili in precedenza soggetti ad abuso». L'esame e la chiusura della pratica di condono edilizio viaggia quindi in relazione alla richiesta dell'esigente, il più delle volte un privato interessato ad un negozio di compravendita sull'immobile di proprietà.

«L’interesse dell’amministrazione comunale alla definizione di tutte le istanze pendenti - dice ancora l'assessore Barberis- coincide con l’interesse del cittadino alla esplicitazione della propria domanda di condono, e alla richiesta di integrazione in caso di compravendita». Al fine di definire le istanze di condono edilizio tuttora giacenti, il Comune si propone da un lato di far leva sulle richieste di assenso espresso al condono degli interessati, dall'altro punta ad implementare il numero del personale dedicato all'elusione delle pratiche.

 

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