Il dolore
Parenti maltrattati in ospedale
La denuncia di Ovattoni (Lega nord): «Comportamenti inaccettabili»
PRATO. Un caso non di mala sanità ma di poca cortesi verso i parenti di alcuni ricoverati al santop Stefano. La denuncia viene da Patrizia Ovattoni, coordinatrice della lega nord di Prato.
«Si tratta - scrive di una nota - di testimonianza diretta di un grave episodio avvenuto all’ospedale. In corsia ci vogliono più gentilezza e umanità, non infermieri maleducati e medici insofferenti». «Voglio segnalare - prosegue Ovattoni un fatto alquanto increscioso accaduto la mattina del 9 gennaio all'Ospedale Santo Stefano con protagonisti i familiari di alcuni pazienti ricoverati in un reparto di sub-intensiva, i quali, solo per aver chiesto agli infermieri di turno informazioni riguardanti i propri cari, si sono visti rispondere in maniera arrogante e totalmente incurante del loro stato di angoscia». Secondo Ovattoni l’episodio è ancora più grave a causa del comportamenti del personale medico: «Ma a lasciarci ulteriormente basiti - prosegue - è stato ciò che è avvenuto successivamente. La dottoressa responsabile del reparto infatti, intervenuta subito dopo il battibecco, anziché invitare il proprio staff infermieristico ad avere un comportamento civile e professionale, lo ha difeso a prescindere. E poi, come se non bastasse, il personale sanitario, probabilmente non ancora soddisfatto per il trattamento riservato ai parenti dei ricoverati, ha fatto addirittura intervenire gli agenti della vigilanza armata».
La Lega Nord stigmatizza «il deplorevole atteggiamento tenuto dal personale ospedaliero» e la coordinatrice ricorda che «la presenza di parenti in un ospedale è dovuta a questioni serie e delicate e che la cortesia, da parte di chi opera in ambiti sanitari, non è un favore nei confronti dei cittadini ma è un dovere professionale previsto dai Codici deontologici».
«Capiamo - conclude Ovattoni - che le condizioni di lavoro, per spazi ristretti e numeri di personale ridotti, non aiutino chi deve svolgere un lavoro così delicato ma anche medici e infermieri devono capire che chi si trova in certi reparti non è sicuramente per scelta ma per una triste e sfortunata necessità».
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