Il Tirreno

Prato

Prato oggi: più vecchi e più stranieri

di Paolo Nencioni
Prato oggi: più vecchi e più stranieri

Secondo l’Iris arretra la famiglia tradizionale, si continua ad andare poco a scuola e cresce la disoccupazione (degli italiani)

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PRATO. È una città che invecchia e nella quale le leve del potere economico si stanno inesorabilmente spostando a favore degli imprenditori di origine straniera. Una città in cui l’immigrazione si rafforza nelle zone di tradizionale insediamento e si allarga in aree fino a ieri trascurate. E dove la ricchezza si presenta a macchia di leopardo: non solo più alla Pietà e alla Castellina ma anche a ovest e a sud.

Il ritratto di Prato 2015 è stato scattato dall’Istituto di ricerca Iris nell’ambito del progetto del Comune sulle politiche di integrazione, i cui primi risultati verranno presentati il 15 gennaio al Museo del Tessuto. Ma il documento non è un semplice report sull’immigrazione, è qualcosa di più: un’istantanea della città che cambia, dalla quale si può intuire come sarà nel prossimo futuro.

L’invecchiamento. Nel 1981 a Prato c’erano 67 anziani ogni 100 giovani; trent’anni dopo ci sono 146 anziani ogni 100 giovani e la tendenza degli ultimi quattro anni non ha certo invertito la rotta. Grazie alla crescita della componente straniera, spiega l’Iris, Prato resta comunque la provincia più giovane della Regione.

Le nuove famiglie. Tra il 2008 e il 2013 le forme tradizionali di famiglia (coniugi, coniugi con figli e famiglia allargata) hanno arretrato a favore delle forme non tradizionali (quelle composte da una sola persona, i conviventi, un solo genitore con figli). In particolare i nuclei unipersonali sono arrivati a 21.820 (il 28,5%), superando quelli composti da coniugi con figli (21.677, il 28,3%). In aumento anche le famiglie composte da un solo genitore oltre ai figli (10.636, il 13,9%).

La crisi del tessile. La tendenza è nota, i numeri fanno impressione: tra il 2001 e il 2011 le attività manifatturiere tessili si sono dimezzate sia per quanto riguarda il numero di imprese (da 4.415 a 2.193) che nel numero degli addetti (da 30.406 a 16.043). Cifre ancora più drastiche per quella che era uno dei fiori all’occhiello del distretto, la filatura cardata (da 239 a 82 imprese, da 3.087 a 890 addetti, con un calo di fatturato da 170 a 68 milioni di euro).

Si sta poco sui banchi. Uno dei tradizionali talloni d’Achille di Prato rimane tale: il livello di istruzione è ancora ben al di sotto delle medie nazionali e regionali. I diplomati sono il 51,3% contro il 57,6% del dato nazionale e il 58,3% del dato regionale; i laureati sono il 18,9% contro il 23,2% del dato nazionale e il 24% del dato regionale; il tasso di abbandono scolastico è il 23,7% rispetto al 18,1% dell’Italia e al 17,8% della Toscana.

Occupazione in chiaroscuro. Il mercato del lavoro cresce in valore assoluto dai 101.134 occupati del 2004 ai 109.164 del 2014, ma solo per effetto della crescita della popolazione. Cresce anche il tasso di attività, dal 67,9% al 73%, e il tasso di occupazione, dal 63,9% al 66%. Ma cresce anche il tasso di disoccupazione, dal 5,9% al 9,4% del 2014.

Ma attenzione: nel 2014 il saldo tra avviamenti e cessazioni è drammaticamente negativo per gli italiani (meno 2.187 posti) e molto positivo per i cinesi (più 1.767 posti). Tre cinesi su quattro sono assunti part-time (qui probabilmente si annida una grande evasione contributiva), a fronte del 41,2% degli italiani e del 49% degli altri stranieri.

Le imprese a conduzione italiana sono passate dalle 17.069 del 2008 alle 15.761 del 2014, mentre le cinesi sono passate da 5.343 a 7.050. Il 317% di queste sono state aperte tra il 2013 e il 2014 e sono in gran parte ditte individuali.

Ricchezza e povertà. Stando ai dati Irpef, un terzo dei pratesi ha un reddito inferiore ai 10.000 euro annui e la povertà interessa quote crescenti della popolazione italiana. Il reddito familiare pro capite è superiore di 749 euro alla media nazionale, ma inferiore di 548 euro alla media regionale, con una diminuzione tra il 2011 e il 2012 di 655 euro. Aumentano inoltre le sofferenze bancarie.

Una delle cose più interessanti contenute nello studio dell’Iris è la cartina del cosiddetto “indice di deprivazione”, calcolato sulla base di quattro indicatori (scolarizzazione, disoccupazione, case in affitto e affollamento) che è una sorta di mappa di ricchezza e povertà. Dalla quale si vede che le zone più agiate sono sì alla Castellina e alla Pietà, ma anche in certi posti a ovest e a sud del territorio comunale, mentre quelle più “deprivate” sono nel centro storico e nella zona immediatamente adiacente, via Strozzi, Ciliani.

L’avanzata degli stranieri. I residenti non italiani erano appena l’1,8% nel 1995; venti anni dopo sono arrivati al 17,9%. Resta questa la più grande rivoluzione vissuta da Prato a cavallo tra i due millenni. Gli italiani hanno toccato l’apice nel 2002 con 165.628 unità e poi hanno cominciato a calare fino ai 156.831 del 2014, mentre i cinesi crescono regolarmente fino ai 16.037 del 2015, così come gli altri stranieri, arrivati oltre quota 18.000. Un altro dato significativo riguarda il luogo di nascita: ormai tre cinesi su dieci sono nati a Prato o comunque in Italia. Di conseguenza il saldo naturale dal 2010 al 2014 è ampiamente positivo per gli stranieri, molto negativo per gli italiani. La composizione di genere è abbastanza equilibrata, con l’eccezione degli immigrati dal continente americano, per due terzi donne.

Cittadinanza? No, grazie. I cinesi non ne vogliono sapere di prendere la cittadinanza italiana, un po’ perché la procedura è lunga e difficile, un po’ perché così perderebbero la cittadinanza cinese. E così tra il 2010 e il 2014 il tasso di acquisizione è stato risibile (tra lo 0,16% e lo 0,31%), mentre c’è stato un boom di cittadinanze prese dai pachistani (il 6,9% nel 2014) grazie a un nuovo accordo bilaterale che consente di mantenere la doppia cittadinanza. Il tasso di acquisizione complessivo resta inchiodato all’1,64%: questo significa che la stragrande maggioranza degli stranieri di Prato non possono votare.

Non solo Chinatown. C’era una volta e c’è ancora Chinatown, tra via Filzi e via Pistoiese, ma la vera sorpresa nella distribuzione degli stranieri a Prato è la zona del Soccorso, che è diventato a tutti gli effetti un quartiere multietnico. L’incidenza degli stranieri a Chinatown è del 37% (5.861 su 15.856 residenti); tocca il 42,7% nella zona di via Cavour e via Curtatone (896 su 2.100); arriva al 31,6% al Soccorso (2.404 su 7.598). L’altra faccia della medaglia è Paperino, dove l’incidenza degli stranieri si ferma al 6,5%. I cinesi si concentrano tra via Pistoiese e via Cavour, con un’evidente crescita anche nel Macrolotto 1, mentre gli albanesi si incontrano più di frequente nella zona di via Strozzi e via Montalese e al Soccorso, i romeni nel centro storico, al Soccorso e in via Valentini, i pachistani al Soccorso, a Maliseti, Narnali, Galciana, Capezzana e Viaccia.

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